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24 mar 2022

"Profughi, in campo dieci famiglie affidatarie"

L’assessora Spadoni: "Nuclei con formazione per gli affidi di minori alle spalle. Hanno dato disponibilità a ospitare chi fugge dal conflitto"

L’assessora al Welfare con delega all’Immigrazione, Daniela Spadoni
L’assessora al Welfare con delega all’Immigrazione, Daniela Spadoni
L’assessora al Welfare con delega all’Immigrazione, Daniela Spadoni

Quando gli si chiede "come state?" il più delle volte la risposta è: "Non lo sappiamo, ma possiamo solo dire ’grazie’". La gratitudine è un mantra di questi tempi anche in riva al Santerno, dove sono 250 i profughi arrivati per sfuggire all’invasione russa. Servono tetti, letti e un piatto caldo: un aiuto che in questi giorni "arriverà grazie a dieci famiglie affidatarie – annuncia Daniela Spadoni, assessora al Welfare con delega all’Immigrazione –. Quelli messi in campo grazie ad Asp (Azienda di servizi alla persona, ndr), sono nuclei che nel tempo hanno fatto o stanno facendo un cammino di formazione per gli affidi dei minori non accompagnati e che si sono resi disponibili a dare ospitalità anche ai rifugiati". Si aprono quindi le porte di casa di diversi imolesi, nel nome della solidarietà.

Sono diverse comunque le strutture del circondario che già hanno accolto donne anziani, donne ucraine e anche i loro figli con un Paese devastato dai combattimenti. Dalle suore di Santa Teresa, dove hanno trovato posto una decina di persone "e vi è tutta un’organizzazione abituata ad assistere le persone in difficoltà", spiega l’assessora. Fino al Centro di accoglienza straordinaria di Casalfiumanese, dove, qualche settimana fa, arrivarono i primi rifugiati. Nel 2021, non in tempo di guerra, sono state accolte 63 persone in emergenza, 49 in case di seconda accoglienza e più di 100 con l’housing sociale.

"Ci troviamo davanti famiglie, donne e bambini molto sconfortati – commenta Spadoni –, per questo motivo i servizi sociali hanno il non facile compito di accoglierli nel modo più adeguato, con la loro presenza e in modo strutturato. C’è tanto bisogno – prosegue – di un supporto non solo fisico ma anche psicologico: sono tante le persone che pensano di non avere più un futuro, perché hanno lasciato la loro casa e temono di non rivederla, perché il marito è rimasto a combattere o perché hanno perso dei cari, da noi dovranno capire che per loro qualcuno c’è".

Si lavora su più fronti: mentre da una parte si allarga il ventaglio dell’ospitalità, dall’altra vengono messe in campo altre azioni pratiche nell’ambito accoglienza, a partire dal commissariato di polizia. "Abbiamo organizzato in collaborazione con il Nuovo circondario imolese, l’Asp e la Protezione civile, un servizio – aggiunge Spadoni – di mediazione culturale, linguistica e sociale rivolto a chi arriva dall’Ucraina con un carico di dolore troppo forte da sopportare".

g. t.

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