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18 mar 2022

Ristoranti, scatta la caccia all’olio di semi

La preoccupazione dei gestori: "Prodotto esaurito all’ingrosso, dobbiamo metterci in fila nei supermercati. Ci attendono mesi difficili"

mattia grandi
Cronaca

di Mattia Grandi

Da un lato il difficile reperimento dei prodotti e delle materie prime. Dall’altro il caro bollette. E’ sempre più lontano il punto di sostenibilità per le attività di ristorazione della città. Un quadro che, a parte qualche sprazzo di cielo azzurro, materializza nuvoloni neri sulla testa dei ristoratori imolesi. "I problemi si estendono un po’ ovunque – spiega lo chef Massimiliano Mascia del ristorante San Domenico –. Dalla scarsa reperibilità dell’olio di semi a quella del pesce. I pescherecci della riviera adriatica prendono il largo soltanto una notte a settimana, e a turno, per contenere il disagio dei costi del carburante". Non solo. "Ritardi anche nella consegna delle scatole di cartone per confezionare le colombe pasquali – continua –. Sul resto pende la mannaia di quei rincari che toccano quote del 30 per cento". Prassi inevitabile al cospetto dell’ascesa delle spese di trasporto. "Era dura prima figuriamoci adesso – analizza Mascia –. La nostra categoria non ha nemmeno i margini per aumentare i prezzi dei listini. Vendiamo cibo e ci sarebbe una rivolta". Per non parlare delle bollette: "Tutte le spese sono raddoppiate", chiosa lo chef stellato.

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è Mattia Dalmonte della trattoria La Sterlina. "L’olio di semi generici, di girasole o di mais, è razionato per gli acquisti all’ingrosso. Cala la disponibilità anche nei supermercati – racconta –. I produttori diretti hanno finito le scorte e bloccano le vendite ai piccoli privati". Uno dei tanti effetti del dramma sull’asse Russia-Ucraina e della crescente psicosi accaparramento. "Poco importa se sei un cliente fedele da anni, ci tagliano fuori – sottolinea Dalmonte –. I nostri quantitativi annui di ordini del prodotto viaggiano all’incirca sui 5 bancali con 30 cartoni da 15 litri di olio ognuno". Soluzioni? "Facciamo la caccia alle singole bottiglie nei supermercati per stare tranquilli qualche mese. Le previsioni non sono così rosee – conclude –. Il quadro è davvero critico".

Lo scenario non cambia neppure all’altezza del ristorante Antico Tre Monti. "L’olio di semi è razionato anche nei punti vendita della grande distribuzione organizzata riservati ai professionisti del settore – confida Ondina Bassi –. Siamo in difficoltà. La nostra friggitrice incamera 10 litri alla volta ed il prodotto va cambiato spesso per garantire la massima qualità". Esistono, a dire il vero, alcune alternative ma meno gettonate in ambito gastronomico. Esempi? L’olio di semi e soia o quello di arachidi poco utilizzato per scongiurare patemi agli allergici alla frutta a guscio. "Le bollette ed i rincari sui consumi completano uno spaccato desolante – conclude la Bassi –. Per ora si salva chi ha contratti a prezzo fisso sulle utenze".

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