Una scuola materna (foto d'archivio)
Una scuola materna (foto d'archivio)

Imola, 9 febbraio 2019 - Una materna che non aveva ragion d’essere. Senza autorizzazioni. E con bambini, dai 3 ai 6 anni, non vaccinati, qualcuno totalmente, qualcun altro con coperture parziali. Sembra una storia inventata, e invece è reale, sulle prime colline imolesi.

Accade dunque che nel settembre 2018 un’associazione invia una Segnalazione certificata di inizio attività (la cosiddetta Scia) al Comune. L’intenzione è aprire un campo solare, da settembre a giugno. Il periodo temporale è strano, dal momento che un campo solare di solito va da giugno a settembre. Il contenuto della proposta educativa rende perplessi i funzionari comunali, e lo Suap (Servizio unico attività produttive) invia il tutto all’Ausl.

Gli specialisti dell’Azienda compiono le proprie verifiche e si rendono conto che l’attività proposta non ha alcuna attinenza con un campo estivo, ma è da intendersi come attività educativa, visto che è anche previsto il pagamento di una retta. L’Ausl scrive al Comune che quell’attività deve essere classificata come scuola. Quindi l’Ausl il 20 ottobre 2018 domanda al Comune la sospensione dell’efficacia della Scia (che in assenza di parere contrario va ritenuta efficace), in quanto la struttura non è in possesso dei requisiti igienico-sanitario, edilizi, urbanistici ecc. ecc..

A questo punto il Comune spiega all’associazione che la Scia non è a posto, e allora l’associazione la ritira. In qualunque altra situazione, il ritiro della Scia farebbe supporre una rinuncia all’attività, ma così non è. L’attività educativa infatti prosegue, e da molteplici canali il suo prosieguo viene alle orecchie dell’Ausl, che stavolta decide di effettuare un sopralluogo. Là trova 12 bambini, un’educatrice e due genitori. La successiva verifica sugli obblighi vaccinali porta a scoprire che i 12 piccoli, dai 3 ai 6 anni, sono ‘scoperti’: sei totalmente, gli altri parzialmente. Nessuno di loro è stato sottoposto alla vaccinazione per il morbillo, la parotite e la rosolia.

L’Ausl per iscritto propone al Comune l’emissione di un’ordinanza specifica per la sospensione dell’attività, ponendo l’accento su questa necessità per la mancanza dei prerequisiti (carenze igienico-sanitarie, stabile privo delle caratteristiche proprie per un’attività scolastica, poi un elevato rischio di diffusione di malattie infettive). Il Comune invia all’associazione una diffida il 5 febbraio, dando loro 5 giorni di tempo per rispondere. La risposta è arrivata ieri: «Abbiamo cessato tutto, e sgomberato i locali». Ora Comune e Ausl valutano altre eventuali azioni. Sulla vicenda, è intervenuta Italia in Comune, che invita l’amministrazione a stringere sulle regole e ringrazia l’Ausl per i controlli.