Foto di repertorio di un cantiere (Cristini)
Foto di repertorio di un cantiere (Cristini)

Imola (Bologna), 21 marzo 2019 - Il Comune si è costituito parte civile nel processo in corso al Tribunale di Venezia sulla base dell’inchiesta ‘Strade al veleno’, quella relativa alle presunte sostanze nocive al di sopra della soglia di legge (tra cui nichel, cromo, cloruro e piombo) riscontrate nel conglomerato ecologico utilizzato per asfaltare piazze e strade in alcune città. Nel decreto di fissazione con l’udienza preliminare, che si è svolta ieri, Imola è stata infatti individuata come parte offesa al pari di altri 21 Comuni del Bolognese, alle Regioni Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia e a varie altre amministrazioni locali.

Secondo le accuse, il materiale sarebbe stato venduto ai Comuni come conglomerato ecologico certificato a un prezzo concorrenziale ma – sempre stando agli addebiti della procura che ha coordinato le indagini dei carabinieri forestali – senza essere sottoposto alla decontaminazione prevista. Il pubblico ministero veneziano Giovanni Zorzi ha chiesto quindi il rinvio a giudizio per tre imprenditori veronesi indagati per traffico e gestione illegale di rifiuti usati tra il 2014 e il 2016 in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

All’origine della decisione della Giunta imolese ci sono una relazione verbale dell’assessore con deleghe alla Legalità e all’Ambiente, Andrea Longhi, e le note inviate dallo studio legale che cura la difesa degli imputati, dal gruppo Hera e dalla stessa Regione Emilia-Romagna.

«Secondo quanto emerso dalle indagini, a seguito degli accertamenti effettuati in un cantiere localizzato nel territorio della provincia rodigina in relazione al conglomerato cementizio ‘concrete green’ – ricostruisce la Giunta nella delibera che sancisce la costituzione di parte civile nel procedimento penale –, risulta che materiale con identica denominazione e caratteristiche sia stato presumibilmente impiegato anche nel territorio di altri enti locali, tra cui il Comune di Imola, in cantieri quale materiale di riempimento scavo».

A convincere la Giunta della necessità di costituirsi parte civile nel processo c’è il bisogno di «presenziare alle udienze per seguire il dibattimento – si legge ancora nella delibera uscita in queste ore dall’ente di piazza Matteotti – e per poter esperire ogni utile e necessaria azione a tutela degli interessi del Comune in relazione a quanto emergerà e verrà accertato in giudizio – conclude la Giunta –, in particolare per rappresentare i danni diretti e specifici subiti dal Comune di Imola, intraprendere quindi ogni azione che risulti necessaria per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e/o non patrimoniali conseguenti ai fatti reato contestati agli imputati».