Castel San Pietro, 30 marzo 2018 - Un riconoscimento che non farà profitto, ma che certamente fa onore e rende merito a chi ha saputo coraggiosamente aprire le porte della propria azienda anche ai meno fortunati. La Strazzari srl di Osteria Grande ha ricevuto la scorsa settimana dall’Agenzia Onu per i Rifiugiati (Unhcr) il riconoscimento come una delle aziende che nel 2017 maggiormente si è contraddistinta per aver favorito l’inserimento professionale dei rifugiati e per aver sostenuto il loro processo di integrazione in Italia.

In realtà, se si volesse usare un gergo calcistico, quello ottenuto dalla Strazzari è quasi un premio ‘alla carriera’, perché, come tiene a sottolineare subito il titolare Cesare Strazzari «da circa 30 anni, sin da quando l’azienda la guidava mio padre, sono sempre stati assunti dipendenti rifugiati o che provenivano da paesi in gravissima crisi, il primo fu un egiziano. La nostra – sorride Strazzari –, potremmo definirla una ‘tradizione trentennale’». L’ultimo arrivato, che ormai da più di un anno lavora nell’azienda che fabbrica macchinari agricoli in via Toscana, è Koffie Klark, profugo arrivato dalla Costa d’Avorio, di cui Strazzari traccia un identikit che pare un perfetto spot dell’operaio perfetto.

«Il ragazzo viene da Casalecchio dei Conti dove l’associazione ‘Arc en ciel’ (traduzione francese di arcobaleno, ndr) accoglie 17 profughi. Sapendo che c’era la possibilità di offrire un’opportunità a qualche ragazzo ho dato la mia disponibilità e Koffie è stato con noi tre mesi per un tirocinio formativo, poi altri tre mesi in prova e poi l’ho assunto dal gennaio scorso. Al di là delle splendide qualità umane, senso del rispetto e del dovere in primis, è consapevole dell’opportunità che gli è stata data e lo dimostra ogni giorno con il lavoro o partecipando a tutti i corsi di formazione».

Al di là delle doti umane, ripete Strazzari, molti, come Koffie, hanno anche qualità lavorative indiscusse e indiscutibili. «L’apprendimento è molto rapido, e in questo conta sì la voglia di fare e imparare, ma bisogna anche possedere questa capacità. Sono sincero, un operaio come Koffie se lo terrebbero strette tutte le aziende, mica solo la mia». È per questo che, non nasconde Strazzari, «sto facendo proseliti», sorride. E con buoni risultati. «Un’azienda di un amico a Fossatone ha appena preso un ragazzo rifugiato e non l’ha assunto dopo mesi, ma gli è bastata una settimana. Per me – conclude l’imprenditore di Osteria Grande –, le aziende che non sono aperte a questa eventualità perdono una grande opportunità».