Nella foto grande Roberto Bucci e in quella piccola Carlo Dall’Osso
Nella foto grande Roberto Bucci e in quella piccola Carlo Dall’Osso

Aosta, 8 aprile 2018 - La valanga non sa che sei esperto, recita un vecchio adagio montanaro. E infatti, la valanga che si è staccata ieri mattina sopra Pila non ha avuto riguardi per una comitiva di 21 esperti scialpinisti romagnoli, impegnati in un’uscita in quota per un corso di scialpinismo avanzato. Il bilancio è di due vittime e altrettanti feriti. Hanno perso la vita Carlo Dall’Osso, sportivo imolese di 51 anni, uno degli istruttori che accompagnavano la comitiva, e il faentino Roberto Bucci, 28 anni, laureato in Scienze motorie e istruttore in una palestra. Sono stati estratti vivi in stato di ipotermia, e ricoverati all’ospedale Parini di Aosta, Matteo Manuelli, 42 anni, imolese e anch’egli istruttore, e il fabrianese Giacomo Lippera, 45 anni, residente a Chiaravalle: se la caveranno rispettivamente con 20 e 10 giorni di prognosi. Un quinto partecipante è uscito dalla massa nevosa senza conseguenze.

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I cinque chiudevano un fila di appassionati che stavano superando il Col Chamolé, a 2.600 metri di quota nel territorio di Gressan. Il primo a varcare il passo è stato Leopoldo Grilli, vicedirettore del corso, e dietro di lui, uno ad uno, i compagni. Attorno alle 11.30 dalla sommità del pendio si è staccata una colossale massa di neve, con un fronte di circa 250 metri. Il fiume bianco è scivolato a valle per circa 600 metri, inesorabile e inarrestabile, trascinando con sé tutto ciò che ha trovato sulla sua traiettoria. La corsa della valanga ha raggiunto la superficie gelata del lago Chamolé, a circa 2.300 metri, ma il peso della neve ha sfondato lo spesso strato di ghiaccio, scaraventando in acqua l’inerme Carlo dall’Osso, il cui corpo è stato recuperato solo grazie all’opera dei sommozzatori giunti da Torino. Il soccorso alpino valdostano è intervenuto con due elicotteri, tutti i tecnici a disposizione e le unità cinofile, ma anche per Bucci non c’è stato niente da fare.

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Il gruppo era organizzato dalla scuola di alpinismo Pietramora, che riunisce sei sezioni romagnole del Cai. La loro meta era il rifugio Arbolle, aperto sul versante opposto del colle per l’arrivo della comitiva, dove gli scialpinisti avrebbero trascorso la notte. «Noi eravamo saliti in elicottero per portare i rifornimenti e non ci siamo accorti di nulla – raccontano i gestori – finché abbiamo ricevuto una telefonata che ci ha comunicato la notizia della tragedia». Nella giornata di oggi era prevista la salita al monte Emilius, la cima più elevata della zona, prima della lunga discesa con gli sci e del rientro in Romagna.

Sull'accaduto la Procura di Aosta ha aperto un’inchiesta e il pm Eugenia Menichetti ha computo un sopralluogo sulla zona con l’elicottero della guardia di finanza. che conduce le indagini. Il magistrato ha definito «impressionante» il fronte che si è staccato. Ora dovranno essere valutate eventuali responsabilità. Il rischio valanghe era relativamente basso, ma le temperature ieri si sono impennate e su tutta la zona nella stagione è caduta una quantità di neve straordinaria. In queste condizioni, il passaggio di un numero elevato di scialpinisti, incidendo la superficie, potrebbe avere destabilizzato il manto. «Sarà l’inchiesta a valutare tutti gli elementi – spiega Adriano Favre, responsabile del soccorso alpino valdostano –. La copertura nevosa è eccezionale ed è probabile che il fenomeno sia legato al rialzo delle temperature, ma questa al momento è solo un’ipotesi. Si trattava di una scuola, quindi penso che il gruppo abbia fatto le corrette valutazioni e preso le cautele del caso, ma qualcosa deve essere sfuggito al loro controllo».