Gli elicotteri dei soccorsi in azione dopo la valanga caduta al colle di Chamolé
Gli elicotteri dei soccorsi in azione dopo la valanga caduta al colle di Chamolé

Imola, 13 giugno 2019 - L’attraversamento del colle fu per la procura «commesso con negligenza, imprudenza e imperizia» a causa «della presenza di pendii esposti al rischio valanghe». Arriva il rinvio a giudizio per i sei istruttori Cai accusati di disastro e omicidio colposi per la valanga che il 7 aprile 2018, sul Colle di Chamolé, in Val D’Aosta, uccise lo scialpinista Carlo Dall’Osso, istruttore del Cai nostrano 52enne, e Roberto Bucci, 28 anni di Faenza. Durante un’escursione programmata del corso avanzato di scialpinismo della scuola Cai ‘Pietramora’ (delle sezioni di Cesena, Faenza, Forlì, Imola, Ravenna e Rimini) gli sportivi erano stati travolti dal ‘mostro bianco’ e trascinati a valle. Andranno quindi a processo il 23 ottobre: Vittorio Lega, 48 anni di Imola - istruttore nazionale Cai di sci alpinismo di Faenza e direttore del corso -, Leopoldo Grilli 44 anni, anche lui imolese, Alberto Assirelli cinquantenne, di Ravenna, Paola Marabini 57 anni di Faenza, e anche gli altri due travolti e feriti dalla valanga: Giacomo Lippera, 46 enne di Chiaravalle in provincia di Ancona, e Matteo Manuelli 43enne, di Imola.

Bucci e Dall’Osso chiudevano, assieme ai due feriti, una fila di appassionati che stava superando il Col Chamolé, a 2.600 metri di quota nel territorio di Gressan. Nel cuore della mattinata, attorno alle 11.30, dalla sommità del pendio, si staccò una valanga con un fronte di circa 250 metri che travolse le persone in coda al gruppo. Il rischio era relativamente basso, ma le temperature si erano impennate e su tutta la zona e, nel corso della stagione, era caduta una quantità di neve straordinaria.

Mentre il 28enne faentino morì travolto dal manto nevoso, il 51enne imolese perse la vita in seguito alla violenta caduta nel lago ghiacciato Chamolé. Una fine drammatica, quella di Dall’Osso, che a Imola era molto conosciuto. Figlio di un noto commercialista, sposato con Maria, lo scialpinista praticava anche diversi sport tra cui nuoto e ciclismo. Da quel lontano 7 aprile la famiglia si era chiusa in un garbato silenzio, eccezion fatta per una lettera, scritta proprio al Carlino, dal padre di Carlo, Tullio. «Personalmente non nutro odio e rancore: accetto con rassegnazione l’imperscrutabile volontà del Padre celeste. La famiglia comunque ringrazia, commossa, tutti coloro che hanno onorato la memoria del nostro amato Carlo».