Carlo Dall’Osso morto a causa della valanga sul colle di Chamolé, i soccorsi
Carlo Dall’Osso morto a causa della valanga sul colle di Chamolé, i soccorsi

Imola, 23 gennaio 2020 - Fare chiarezza sulla tragedia avvenuta il 7 aprile 2018 sul Colle di Chamolé servirà un processo. Così ha deciso ieri mattina il gup di Aosta, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Eugenia Menichetti, che ha rinviato a giudizio i sei istruttori Cai accusati di disastro e omicidio colposi per la valanga, vicino a Pila, che uccise due scialpinisti – Carlo Dall’Osso, 52 anni istruttore Cai di Imola, e Roberto Bucci, 28 anni di Faenza – durante un’escursione programmata del corso avanzato di scialpinismo della scuola Cai ‘Pietramorà (delle sezioni di Cesena, Faenza, Forlì, Imola, Ravenna e Rimini). Sono imputati Vittorio Lega (49) di Imola - istruttore nazionale Cai di scialpinismo di Faenza e direttore del corso - Leopoldo Grilli (45) di Imola, Alberto Assirelli (51) di Ravenna, Paola Marabini (58) di Faenza (Ravenna), Giacomo Lippera (47) di Chiaravalle (Ancona) e Matteo Manuelli (44) di Imola, questi ultimi due travolti e feriti. L’udienza si svolgerà il 15 maggio prossimo davanti al giudice monocratico di Aosta Marco Tornatore.


Quella maledetta mattina Bucci e Dall’Osso, con i due feriti, chiudevano una fila di appassionati che stava superando il Col Chamolé, a 2.600 metri di quota nel territorio di Gressan. La meta era il rifugio di Arbolle dove però non sono mai arrivati. Nel cuore della mattinata, attorno alle 11.30, dalla sommità del pendio, si staccò una valanga con un fronte di circa 250 metri che travolse le persone in coda al gruppo. Il rischio era relativamente basso, ma le temperature si erano impennate e su tutta la zona, nel corso della stagione, era caduta una quantità di neve straordinaria.
 

Mentre il 28enne faentino morì travolto dal manto nevoso, il 52enne imolese perse la vita in seguito alla violenta caduta nel lago ghiacciato Chamolé. Una fine drammatica, quella di Dall’Osso, che a Imola era molto conosciuto. Figlio di un noto commercialista, sposato con Maria, lo scialpinista praticava anche diversi sport tra cui nuoto e ciclismo.


Da quel lontano 7 aprile la famiglia si era chiusa in un garbato silenzio, eccezion fatta per una lettera, scritta proprio al Carlino, dal padre di Carlo, Tullio. "Personalmente non nutro odio e rancore: accetto con rassegnazione l’imperscrutabile volontà del Padre celeste. La famiglia comunque ringrazia, commossa, tutti coloro che hanno onorato la memoria del nostro amato Carlo".


Secondo la pubblica accusa, l’attraversamento del colle fu "commesso con negligenza, imprudenza e imperizia" a causa "della presenza di pendii esposti al rischio valanghe". Lo scorso giugno, il pubblico ministero aveva chiesto il rinvio a processo per tutti e sei gli istruttori che dal prossimo 15 maggio dovranno difendersi dalle accusa di omicidio e disastro colposo.