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Imola, 13 marzo 2018 - Dopo qualche timido ma costante segnale di ripresa, ecco la doccia fredda per il mondo dell’economia imolese. Se da un lato i primi nove mesi del 2017 si erano chiusi infatti con il segno più, i dati sulla natalità-mortalità delle imprese nei dieci comuni, relativi all’intero anno appena trascorso, sono nel complesso molto negativi. Il report, certificato come al solito dalla Camera di Commercio di Bologna, evidenzia un saldo di meno 85 imprese a livello di circondario, frutto delle 600 realtà che hanno aperto i battenti nel periodo considerato e delle 685 costrette invece a chiuderli. In virtù di questi dati, al 31 dicembre nei dieci comuni erano presenti 11.898 imprese, delle quali 10.790 attive.

Analizzando nel dettaglio i singoli territori, si scopre che la situazione peggiore si verifica proprio a Imola. Sotto l’Orologio, dove le imprese sono 5.958 (5.347 attive), nel 2017 si sono registrate alla Camera di commercio 304 realtà, a fronte di 361 che si sono invece cancellate (-57). Ma vanno male anche Castel San Pietro (-27), Medicina e Dozza (entrambe -10), Casalfiumanese e Fontanelice (-4). Segnali positivi, invece, per Borgo Tossignano (+8), Castel del Rio (+6) e Castel Guelfo (+13). Saldo zero, infine, a Mordano.

Preoccupa, in particolare, la situazione delle imprese artigiane. Al 31 dicembre 2017 sono 3.642 quelle attive nel circondario imolese, con 210 nuove iscrizioni e 265 cessazioni. Negli ultimi tre anni, il trend di diminuzione dello stock di imprese si è ridotto: ma dal 2008, quando l’anagrafe segnava 4.034 imprese artigiane attive, a oggi, si registra una diminuzione di 392 realtà, con un calo del 9,7%.

«Sono anni ormai che prosegue il calo del numero delle imprese artigiane, compensato solo in parte dalle nuove matricole – rimarca Sergio Sangiorgi, vicesegretario di Confartigianato Imprese Bologna Metropolitana –. L’elenco dei motivi che hanno portato a questa contrazione è lungo. Dalla diminuzione delle commesse legate alla crisi e ai cambiamenti in corso al calo dei consumi, dall’elevata pressione previdenziale e fiscale alla difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese, passando per l’effetto di una burocrazia che non vuole fare passi indietro e dal costo delle locazioni e dell’energia».

Come Confartigianato «siamo impegnati a sostenere gli sforzi delle imprese – conclude Sangiorgi –, perché ogni laboratorio che chiude, o bottega che abbassa la saracinesca, specie nei comuni più piccoli, è un pezzo di vita non solo produttiva, ma anche sociale, che viene a mancare al territorio. Non solo, ma si viene infine a interrompere il ricambio generazionale sul quale da sempre siamo impegnati per rilanciare i mestieri sempre più ricercati oggi dall’utenza».