Imola, 25 agosto 2018 - Quattro anni fa il crollo sotto il peso di 481 milioni di debiti. Ora la coop Cesi riparte da C Holding, società bolognese che ha messo sul piatto 24 milioni (oltre ai 22 milioni nelle casse dell’azienda in liquidazione coatta) per rilevare quello che resta della realtà simbolo del collasso del mattone cooperativo. Un’operazione da quasi 47 milioni. Il tribunale e il ministero hanno dato il via libera e nessuno dei 1.925 creditori si è opposto alla soluzione presentata dalla holding specializzata nell’acquisto di crediti deteriorati. La proposta concordata con il commissario Antonio Gaiani, recita il dispositivo del tribunale fallimentare, «prevede la soddisfazione integrale dei crediti privilegiati ammessi al passivo e non ancora soddisfatti nonché quella dei creditori ammessi in via chirografaria nella percentuale dell’11,50%».

Tra le clausole anche l’assunzione diretta del personale ancora in forza (la quasi totalità dei 300 soci e 99 dipendenti non soci è già andata via) e soprattutto il pagamento di tutti i creditori entro 45 giorni lavorativi. Secondo le stime il valore del patrimonio immobiliare dei beni ancora di pertinenza della procedura è di oltre 6,4 milioni più «crediti da cedere aventi valore di circa 20 milioni con previsione di totale incasso nel 2027. Cessione di partecipazioni in società immobiliare di 6,3 milioni». Per questo il tribunale ha benedetto le parole della procedura secondo cui «dalla prosecuzione dell’attività liquidatoria si suppone un realizzo complessivo, in un arco temporale di 10 anni, di una somma pari a circa 34,3 milioni». Se la procedura fosse andata avanti «la percentuale di pagamento prevista a favore dei creditori chirografari, se rapportata all’anno 2018, si attesterebbe al 10,852% ovvero al 11,220%». Tribunale e i 1.925 creditori hanno preferito incassare l’11,5% tra 45 giorni invece che, nella migliore delle ipotesi, più o meno il 14% tra dieci anni.

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Soddisfatto il commissario, Antonio Gaiani. «Quando sono arrivato la situazione era molto complicata, con circa 90 cantieri in essere ed oltre 80 tra società e/o consorzi, ma sopratutto con i 300 lavoratori nel piazzale che mi aspettavano. C’era un lavoro gigantesco da fare. Siamo riusciti a ottenere la cassa integrazione per 18 mesi e poi, abbiamo iniziato sin da subito ad incassare i crediti e a fare le aste. Dove si vendeva proprio di tutto: «Immobili, aree, auto, tutto il materiale di magazzino come new jersey, trapani, impalcature e tutte le attrezzature da cantiere – racconta Gaiani –. Tutto il lavoro è stato possibile grazie all’apporto degli ex dipendenti che hanno lavorato per la procedura, il cui contribuito è stato fondamentale, ed anche per la fattiva collaborazione del ministero dello Sviluppo Economico, dal direttore a tutti i dirigenti». Quattro anni dopo il bilancio è positivo. «È stata effettuata una valutazione molto precisa asset per asset di tutto quello che avremmo potuto incassare nei prossimi anni. La proposta era molto conveniente». Anche i 1.925 creditori, tribunale e ministero l’hanno pensata così.