Imola, partership tra Clai e Università
Imola, partership tra Clai e Università

Imola (Bologna), 24 dicembre 2018 - Si consolida il rapporto tra Clai e l’Università di Bologna, in particolare con il dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari. Un esempio concreto è la sinergia con il Centro interdipartimentale di ricerca industriale agroalimentare, che offre alla cooperativa di Sasso Morelli un importante confronto tecnico con i professori e la possibilità di svolgere analisi di laboratorio anche molto avanzate sui prodotti.

Dall’altra parte questa partnership offre all’ateneo il confronto con una realtà industriale, l’applicazione sul campo delle proprie conoscenze e la possibilità di far visitare agli studenti un’importante industria alimentare. Sempre più di frequente infatti Clai apre le proprie porte agli studenti di diversi corsi di laurea per visite guidate allo stabilimento produttivo di Sasso Morelli.

«Spesso la collaborazione fra Clai e le Università ha portato alla realizzazione di alcune prove di produzione negli impianti di Sasso Morelli focalizzate ad approfondire aspetti ancora sconosciuti sia alle aziende produttrici che agli enti di ricerca – spiega il professor Fausto Gardini del Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari –. Dai risultati di questi test sono stati poi redatti articoli scientifici presentati e pubblicati su riviste scientifiche internazionali».

Un secondo progetto tra Clai e l’Alma Mater prevede invece un piano di intervento sperimentale per la salvaguardia di esemplari arborei monumentali di Villa La Babina, centro direzionale della cooperativa di Sasso Morelli. «La conservazione dei parchi storici prima o poi si trova di fronte al problema di come gestire esemplari arborei antichi, sicuramente di grande effetto, ma soggetti a problemi fitosanitari – spiega Alberto Minelli, docente dell’Università e in particolare del corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio con sede a Imola –. Il deperimento fisiologico e strutturale è normale. Tecniche appropriate di manutenzione e conservazione possono allungare la permanenza delle alberature nei parchi per decine di anni, rispetto ad una situazione mal gestita».