Paolo Cavini di Cna
Paolo Cavini di Cna

Imola, 3 agosto 2019 - Abrogare il contestato articolo 10 del decreto crescita, in base al quale per i lavori di efficientamento energetico e di prevenzione antisismica viene riconosciuto al cliente uno sconto in fattura che l’impresa recupererà in cinque anni.

Lo chiede con forza anche Cna Imola associazione metropolitana, sulla scorta della petizione online lanciata a livello nazionale. «Non possiamo permettere che le piccole e medie imprese vengano indebolite e travolte», protesta il presidente Paolo Cavini, che quantifica in 300 le realtà interessate nel circondario per un totale di 500 addetti. «Come potrà l’impresa-tipo italiana, che rappresenta il 90% dell’imprenditoria del nostro Paese, con le sue caratteristiche dimensionali e finanziarie fare da banca al cliente?».

Secondo Cavini, la situazione che si prospetta è «la paralisi del mercato». Le imprese delle filiere dell’impiantistica, «per buona parte dell’edilizia e del legno», si troveranno «di fronte a un bivio, dinanzi al cliente che chiede l’applicazione dello sconto in fattura, rinunciare al lavoro e perdere il cliente, oppure eseguire il lavoro scontando subito il 50% e sperando di recuperare nel futuro ciò che hanno anticipato».

Infatti, come ricostruito sempre da Cavini che cita una recente comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, «i crediti che le imprese anticipano ai clienti possono essere richiesti solo in compensazione, eventuali eccedenze verranno scartate e pur potendo essere messe in compensazione negli anni successivi non sarà possibile chiedere un’eventuale rimborso. Ma se io non posso compensare – si domanda – me la prendo in saccoccia? Siamo all’assurdo. Io anticipo il 50% subito, poi forse se ho fortuna di aver capienza, riavrò in cinque anni quanto non incassato. Ma quale azienda può solo pensare di sopravvivere a questa mostruosità?».

Secondo i calcoli dell’associazione, nel circondario le realtà interessate dal provvedimento sono come accennato circa 300, con una media di 3-4 addetti ciascuna. «Il rischio, se non la certezza, è che nel giro, di un anno, un anno e mezzo, saranno tutte in ginocchio poiché non riusciranno ad avere una liquidità necessaria ad affrontare le implicazioni dell’articolo 10. Si generano così rischi occupazionali per tutto il territorio».

E siccome «non possiamo permettercelo, continueremo nella nostra battaglia – annuncia il presidente – poiché siamo convinti delle nostre ragioni a difesa delle imprese ma anche dell’occupazione del nostro territorio. A questo punto – conclue Cavini – chiediamo che si intervenga nell’iter di approvazione della legge di bilancio, poiché i tempi saranno certo più brevi che per l’approvazione di un nuovo decreto legge, e continueremo a sollecitare le forze politiche di ogni schieramento affinché facciano loro le nostre legittime ragioni. Continueremo a monitorare gli sviluppi della situazione e nei prossimi mesi faremo degli incontri con le categorie interessate per aggiornarle».