Imola, 20 gennaio 2018 - A un anno esatto dall’iscrizione nel registro degli indagati, la strada verso il processo si spiana per i soci del Mercatone Uno finiti nell’inchiesta della guardia di finanza nata dal crac del colosso dei mobili. Otto gli avvisi di fine indagine - atto che di prassi precede la richiesta di rinvio a giudizio - per bancarotta fraudolenta per distrazione, notificati ieri ad altrettanti indagati.

Tra questi, le figlie del patron Romano Cenni, morto a marzo scorso, Elisabetta, Micaela e Susanna (difese dagli avvocati Chiara Tebano e Luca Sirotti), il socio storico Luigi Valentini, difeso dal professor Filippo Sgubbi, e il figlio Gianluca, con l’avvocato Paolo Righi; l’ex amministratore Giovanni Beccari, sempre difeso dall’avvocato Tebano, e l’ex consigliere Ilaro Ghiselli, con l’avvocato Lorenzo Maria Corvucci. Tutti già noti, escluso Ettore Bandieri, amministratore delegato della Mercatone Uno Holding dal 2009 al 2013, difeso dall’avvocato Nicola Mazzacuva, entrato nell’inchiesta in un secondo momento e accusato di aver concorso nella distribuzione delle riserve della società. Due posizioni (quella della moglie di Cenni, Giuseppina Bosi, e della figlia di Valentini, Cristina) sono invece state stralciate.

Complessa la vicenda di cui gli otto vertici della società nata a Dozza (con oltre 3mila dipendenti, ora in amministrazione giudiziale) sono chiamati a rispondere. Stando a quanto ricostruito dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria, coordinati dal pm Michele Martorelli, gli indagati, in concorso tra loro, avrebbero attuato, dal 2005 al 2013, diverse operazioni societarie tese a depauperare l’azienda, arrivando a sottrarre nel tempo 300 milioni di euro alla società. In particolare, secondo fiamme gialle e Procura gli otto avrebbero ceduto i centri commerciali a un fondo immobiliare le cui quote erano di due società lussemburghesi riconducibili agli stessi Romano Cenni e Luigi Valentini. Nel 2012, poi, avrebbero estinto il fondo, ceduto alla società Cve di Milano, proprietaria di quasi tutti i 79 punti vendita del Mercatone Uno sparsi in per l’Italia, sempre dei due fondatori.

Così gli immobili sono usciti dal perimetro del gruppo, diventando di fatto di proprietà degli indagati. Per l’accusa, i soldi usati per comprare gli immobili erano poi dello stesso gruppo Mercatone. E negli anni sarebbero stati aumentati, e di molto, i canoni di affitto per i punti vendita, che finivano, secondo gli inquirenti, sempre nelle tasche degli indagati. Una manovra da oltre 100 milioni, cui vanno aggiunti gli oltre 170 milioni degli immobili, per una distrazione record quantificata in quasi 300 milioni. La difesa degli indagati, però, è di tutt’altro avviso, parlando di operazioni del tutto lecite. «Riteniamo che per la posizione di Luigi Valentini non vi siano profili di responsabilità», ha commentato il professor Sgubbi.