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Imola, un acquirente all’orizzonte del Mercatone Uno

Summit a Roma tra i commissari e le parti sociali. Mistero però sull’identità

di MAURIZIO MARABINI
Ultimo aggiornamento il 16 marzo 2018 alle 07:00
Il Mercatone (foto Isolapress)

Imola, 16 marzo 2018 - All'orizzonte del Mercatone Uno, da anni ormai in amministrazione straordinaria, spunta una luce. Stando a quanto emerso dalla riunione svoltasi al ministero dello Sviluppo economico, i commissari che gestiscono il gruppo hanno comunicato «l’imminente presentazione dell’istanza di aggiudicazione dei compendi societari, che consentirà di garantire la continuità aziendale in un rilevante perimetro di punti di vendita e il mantenimento di adeguati livelli occupazionali».

I commissari del gruppo Mercatone Uno sono Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari. In questi tre anni di duro lavoro hanno mantenuto l’attività di impresa, «indispensabile per arrivare alla cessione, senza fare ricorso a finanziamenti esterni o alla garanzia statale prevista per le procedure di amministrazione straordinaria. Tutto ciò – si legge nella nota del gruppo – grazie anche alla rinnovata fiducia dei fornitori e dei clienti e al grande senso di responsabilità dei lavoratori e dei loro rappresentanti».

Ma adesso cominciano gli interrogativi. Chi è il possibile acquirente, o chi sono gli acquirenti? Quali garanzie si possono avere sulla salvaguardia dei posti di lavoro? Qual è il progetto industriale di chi potrebbe subentrare? «C’è qualcuno, o più d’uno, con cui i commissari hanno concluso la trattativa, ma la proposta di aggiudicazione deve passare al vaglio del Comitato di vigilanza istituito al Mise – puntualizza Pino de Rosa, segretario nazionale dell’Ugl-terziario – Il Comitato tutela l’interesse pubblico della trattativa e solo dopo il suo nulla-osta le parti sociali, sindacati compresi, saranno convocati a Roma. Il parere delle organizzazioni dei lavoratori è indispensabile per aggiudicare il gruppo». Quanti negozi saranno salvati? «Non lo sappiamo – dice De Rosa – e comprendo anche la riservatezza dei commissari, perchè si tratta di informazioni che devono prima essere valutate dal Comitato».

«I commissari misero in chiaro a suo tempo che c’erano due opzioni sul tavolo – continua De Rosa – L’ipotesi spezzatino e quella della vendita dell’intero compendio aziendale. La terna spiegò che avrebbe lavorato per aggiudicare l’intera azienda, salvaguardando una certa presenza territoriale. Ma al momento non sappiamo quanto il compendio aziendale sarà intero. Però sono cautamente ottimista».

I livelli occupazionali? «Sappiamo che ci sono negozi chiusi, ma non si sa quanto questi rientrino nel perimetro aziendale – risponde De Rosa – Non sappiamo se l’acquirente o gli acquirenti siano italiani, stranieri o un mix». Lo si scoprirà una volta a Roma, dopo il vertice al Comitato di vigilanza. D’altra parte, anche un funzionario del Ministero dello Sviluppo economico ha risposto alla domanda affermando di non sapere se si tratta di italiani o stranieri. Intanto, però, i circa tremila dipendenti si sentono autorizzati a rinnovare la speranza.

 

 

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