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Mercatone Uno, ecco i negozi venduti. A rischio un lavoratore su tre

Le carte della trattativa tra i commissari e i gruppi Cosmo e Shernon. Non si conoscono i dettagli economici e il destino dei fornitori

di CRISTINA DEGLIESPOSTI
Ultimo aggiornamento il 23 maggio 2018 alle 10:48
Uno dei punti vendita a marchio Mercatone Uno (Foto d'archivio Crocchioni)

Imola, 23 maggio 2018 - Le due facce dei numeri. Da un lato i 68 punti vendita ‘salvi’ e i 2.063 dipendenti che manterranno il posto di lavoro. Dall’altro il dato incontrovertibile: per un lavoratore su tre (dipendenti dichiarati nel 2017: 3.400), al momento, non c’è alcuna prospettiva e per molti altri il contratto sarà un part-time. Lo hanno messo nero su bianco i commissari di Mercatone Uno, dopo aver ottenuto l’autorizzazione ministeriale alla vendita del cuore del gruppo in amministrazione straordinaria dall’aprile 2015. Due i soggetti con i quali si formalizzerà, dopo tre anni di bandi andati deserti, la cessione dei compendi. Uno è Cosmo, con sede a Corropoli (Teramo), meglio noto per detenere i negozi Globo e che ne rileverà 13 punti vendita. L’altro, che ne acquisirà 55, è Shernon Holding srl, società italiana con sede a Milano, costituita a dicembre scorso e «riconducibile a imprenditori italiani e stranieri», scrivono i commissari nelle lettere ai sindacati. Una società, secondo le banche dati, detenuta al 100% dalla Star Alliance Limited, con sede a Malta.

A supporto dell’offerta di Shernon, però, "sono stati raccolti commitment da tre partner industriali e commerciali, sia italiani che stranieri, ovvero Black Red White (polacchi), Dogtas Kelebek (turchi) e 13Casa". Loro sosterranno Shernon "tramite la fornitura delle proprie merci in esclusiva per il mercato italiano".

Al momento non si conoscono i dettagli economici, né che fine faranno le decine di fornitori italiani. Quel che è certo, è l’elenco dei negozi oggetti della cessione. A Cosmo passano i negozi di Altopascio (Lucca), Biella, Castelfranco Veneto (Treviso), Colle Val d’Elsa (Siena), Genova, Lucca, Misterbianco (Catania), Palermo, Parma, Pieve Fissiraga (Lodi), Tavernerio (Como), Castelfranco Emilia (Modena) e Cerasolo di Coriano (Rimini). In tutto 196 lavoratori, di cui 52 part-time.

La proposta di Shernon, invece, riguarda 1.867 lavoratori, dei quali 1.696 saranno part-time.Tra i negozi passano ai ‘milanesi’ quelli di Calenzano (Firenze), Cesano Maderno (Monza Brianza), Bologna Navile, Rubiera (Reggio Emilia), San Cesario di Lecce, Civitanova (Macerata), Scerne di Pineto (Teramo), Capena (Rimini), Verdello (Bergamo), Noventa Padovana, Sambuceto (Chieti), Caltignaga (Novara), Monfalcone (Gorizia), San Giuseppe di Legnago (Verona), Pesaro, Beinasco (Torino), Villanova di Albenga (Savona), Sacile (Pordenone), Terlizzi (Bari), Bari, Preglia di Crevoladossola (Verbania), Madignano (Cremona), Monterosi (Viterbo), Russi (Ravenna), Mesola (Ferrara), Trecate (Novara), Ferrara, Colonnella (Teramo), Gravellona Toce (Verbania), Rottofreno (Piacenza), Rimini, San Giuseppe di Comacchio (Ferrara), Roma, Bertinoro (Forlì-Cesena), Pavia, Castagnato (Brescia), Carrè (Vicenza), Matino (Lecce), Surano (Lecce), Monsano (Ancona), San Michele all’Adige (Trento), San Giorgio di Piano, Pombia (Novara), Villafranca D’Asti, Francavilla Fontana (Brescia), Legnano (Milano), Occhiobello (Rovigo), più quelli chiusi di Pessano con Bornago (Milano), Serravalle Scrivia (Alessandria), Magione (Perugia), Navacchio di Cascina (Pistoia), Romagnano Sesia (Novara), Arzano (Napoli), Mappano di Caselle (Torino), Reana del Rojale (Udine).

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