Romano Cenni, fondatore del Mercatone (Isolapress)
Romano Cenni, fondatore del Mercatone (Isolapress)

Bologna, 5 febbraio 2020 - Il reato contestato era bancarotta fraudolenta per distrazione. Tutti assolti, con la formula perché il fatto non sussiste, gli imputati a Bologna nel processo in rito abbreviato per il crac di Mercatone Uno.


Dopo che il Gup Domenico Truppa ha letto il dispositivo della sentenza, alcuni imputati, commossi, hanno abbracciato i difensori. A giudizio c'erano anche le tre figlie del fondatore Romano Cenni, scomparso nel 2017. La Procura aveva chiesto condanne per tutti, fino a 4 anni e 4 mesi. 

Stando a quanto ricostruito all'epoca dagli investigatori della Guardia di Finanza, i sei avrebbero attuato dal 2005 al 2013 diverse operazioni societarie per depauperare l'azienda, arrivando a sottrarre nel tempo 300 milioni di euro alla società.

In particolare il pm Michele Martorelli aveva chiesto al Gup di condannare a 4 anni e 4 mesi l'ex amministratore Giovanni Beccari e a 2 anni l'ex consigliere Ilaro Ghiselli. Una pena di 2 anni 2 mesi e 20 giorni era stata invece chiesta per Gianluca Valentini, figlio di Luigi, altro fondatore di Mercatone Uno, mentre per le figlie di Romano Cenni, Elisabetta, Micaela e Susanna, la richiesta era stata rispettivamente di 2 anni e 8 mesi e di 4 anni e 4 mesi per le ultime due. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

"La sentenza purtroppo non cancella le perdite subite da clienti, fornitori e dipendenti, comunque riabilita il nome e l'operato di nostro padre, che ha fondato e fatto crescere l'azienda a livello nazionale e non ha mai tenuto le condotte dolose imputategli. Purtroppo è una riabilitazione postuma". Lo scrivono Elisabetta, Micaela e Susanna Cenni, figlie di Romano.


"Confidiamo sul fatto - aggiungono - che la giustizia individui i veri responsabili che hanno determinato la fine del Gruppo Mercatone Uno e causato danni e perdite a fornitori, clienti e dipendenti. Ringraziamo tutte le persone che ci sono state vicine e non hanno mai messo in dubbio la liceità delle scelte della famiglia". Un ringraziamento anche a
avvocati e consulenti tecnici "che ci hanno affiancato, con professionalità e tenacia, nel ribattere ad anni di accuse infondate sulla famiglia e sull'operato di Romano Cenni".