Mercatone Uno, protesta dei lavoratori in una foto d'archivio (Ansa)
Mercatone Uno, protesta dei lavoratori in una foto d'archivio (Ansa)

Imola, 25 maggio 2019 – Doccia gelata per i lavoratori della Mercatone Uno. Shernon Holding, la società che meno di un anno fa aveva acquisito 55 punti vendita dello storico marchio nato a Imola (Bologna) a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta che accompagnò i trionfi ciclistici di Marco Pantani, finito di recente in amministrazione straordinaria, è stata infatti dichiarata fallita dal tribunale di Milano.

Come chiedere il rimborso

Poco più di un mese fa, Shernon Holding aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo, procedura alla quale possono aderire aziende in crisi nel tentativo di arrivare a un risanamento. Nel caso specifico, si cercava di allargare la compagine sociale. Il piano però è naufragato. 

La richiesta è stata respinta dal Tribunale, "avendo riscontrato un indebitamento complessivo maturato in soli 9 mesi di attività per oltre 90 milioni, perdite gestionali fisse di 5-6 milioni al mese, la totale assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori", come ha spiegato il curatore Marco Angelo Russo. Secondo Russo, "la verifica ha dato esito negativo, perché i costi da affrontare per esercitare l'attività erano irrimediabilmente e notevolmente superiori ai possibili ricavi e quindi era impossibile proseguire l'attività senza arrecare gravi pregiudizi ai creditori".

Ed è allarme tra i lavoratori, che hanno scoperto nella notte via Facebook e Whasapp la notizia e questa mattina hanno dato vita a picchetti e presidi davanti ai punti vendita chiusi in tutta Italia. Sono oltre 1.800 i dipendenti Mercatone Uno sparsi in giro per il Paese. Solo tra Bologna e provincia, oltre al quartier generale di Imola con le sue circa 60 unità di personale, Mercatone Uno conta due negozi tra il capoluogo e San Giorgio di Piano (altre 70 lavoratori), cui si sommano una quindicina di addetti nella logistica e i lavoratori di coop di appalto (un centinaio).  "Una chiusura surreale, con i lavoratori che hanno appreso il tutto attraverso il tam tam sui social", si legge in una nota dei Cobas.

E sono oltre 500 le aziende fornitrici coinvolte dalla vicenda della Mercatone Uno, che vantano crediti non riscossi per circa 250 milioni di euro.

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"In gioco non ci sono solo i 1.860 dipendenti del Gruppo, a cui mandiamo tutta la nostra solidarietà, ma anche tutti i dipendenti delle nostre aziende, un indotto che coinvolge in Italia quasi 10.000 persone", afferma William Beozzo, direttore dell'Associazione Fornitori Mercatone Uno.  I fornitori, ha dichiarato "hanno sempre manifestato a tutti gli organi competenti le proprie perplessità sull'operazione con Shernon Holding. Sono stati persi altri 8 mesi e ulteriori risorse finanziarie".

"Non c'è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell'azienda", ha spiegato Luca Chierici, segretario della Filcams di Reggio Emilia. "C'è un problema serio anche con la clientela: molta gente si è presentata stamattina nei punti vendita per ritirare merce sulla quale aveva già versato degli acconti nei giorni scorsi per migliaia di euro", continua Chierici, in presidio con i lavoratori della Mercatone Uno nel punto vendita di Rubiera.

"Le persone, trovando il negozio chiuso, in alcuni casi se la prendono con i dipendenti che ovviamente non hanno alcuna responsabilità", spiega. Scene analoghe si stanno ripetendo anche negli altri punti vendita in giro per l'Italia, dal momento che fino a ieri l'attività di vendita era proseguita senza problemi.

Lunedì mattina alcune rappresentanze dei dipendenti del gruppo Mercatone Uno manifesteranno sotto la sede del Mise. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uuiltucs si sono attivate presso il Ministero dello Sviluppo economico "per avere un incontro in tempi brevi con l'Amministrazione straordinaria di Mercatone e con il curatore fallimentare di Shernon. E' urgente ed indispensabile l'intervento del Mise per salvaguardare i lavoratori e preservare il futuro delle loro famiglie".

"Dopo anni di incertezza - proseguono - Shernon aveva rappresentato il lumino nel quale tutti avevano riposto le loro speranze e la propria capacità di progettare un futuro. Il fallimento sembra aver reso nulli i sacrifici e gettato le
maestranze in uno stato di profonda angoscia". Pertanto i sindacati chiedono "un intervento tempestivo e garante".

Salvini: "Impegno personale per trovare una soluzione". Lunedì il tavolo ministeriale

"Mi impegnerò personalmente incontrando sindacati, lavoratori, fornitori e proprietà, non si possono lasciare dipendenti a casa senza rispettare gli impegni presi. Anche su questo la nuova Europa che nascerà domani dovrà essere più forte nel difendere il lavoro". Così il vicepremier e ministro dell'interno Matteo Salvini sulla vicenda del Mercatone Uno.

Sul caso è intervenuto anche Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro: "Da ministro del Lavoro non posso che essere preoccupato per la notizia della chiusura dei punti vendita Mercatone Uno in tutta Italia a causa del fallimento della Shernon Holding Srl. - scrive su Facebook - Ma non basta. Non è possibile che 1800 lavoratrici e lavoratori, oggi, in Italia, si ritrovino senza lavoro dal giorno alla notte e siano costretti a scoprirlo da un passaparola tra colleghi. Anche per questo ho deciso di anticipare a dopodomani, lunedì 27 maggio, il tavolo che servirà prima di tutto a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti di Mercatone Uno, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione. Su questo mi aspetto responsabilità e collaborazione da parte di tutti. Do quindi appuntamento a tutti al tavolo ministeriale di lunedì".

Il tavolo, precisa una nota del Mise, era già stato convocato per il 30 maggio.

Bonaccini: "Vicenda non degna di un paese civile"

"La vicenda di Mercatone Uno non è degna di un paese civile". A sottolinearlo il governatore dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini che critica anche le parole «tardive e di propaganda dei due vicepremier, dopo mesi di latitanza sul problema». In un post su Facebook, Bonaccini definisce «inconcepibile che in pochi mesi si sia precipitati in un altro fallimento, inaccettabile che i lavoratori e le istituzioni locali lo apprendano dai media e sconcertante la condotta della proprietà». Il presidente della Regione sarà a Roma «nei prossimi giorni» per «pretendere verità e risposte per chi lavora negli e per gli stabilimenti».