In picchiata il prezzo delle albicocche
In picchiata il prezzo delle albicocche

Imola, 5 giugno 2019 – Si potrebbe riciclare il paragone biblico delle Dieci piaghe d’Egitto per descrivere il momento nero dell’agricoltura da frutto nostrana. In questo caso le cavallette non c’entrano; è piuttosto il risultato di una primavera anticipata, seguita dalle piogge scroscianti cadute nelle scorse settimane. A farne le spese – in modo particolare – sono state le albicocche precoci. «Un reddito calato del 75%, e uno scarto di produzione che si aggirerebbe intorno al 50%», secondo Confagricoltura Emilia-Romagna.

Il comparto dei nostri amati frutti arancioni, infatti, a detta del presidente regionale Eugenia Bergamaschi, «ha chiuso i battenti già nel mese di maggio». E le conferme arrivano dal mondo dei coltivatori: «I dati in alcuni casi sono ancora peggiori – commenta Giordano Alpi, agricoltore e vicepresidente di Coldiretti Imola –. Soprattutto per le albicocche di qualità, ovvero con un grado zuccherino molto alto, come la varietà Wondercot, si è arrivati fino all’80% di scarto a causa del ‘cracking’, vere e proprie crepe nella buccia». Le settimane sono quelle chiave, giorni in cui si stanno facendo i prezzi della frutta, che, per le albicocche, dovrebbero gravitare «intorno ai 70/80 centesimi al chilo – aggiunge Alpi –, contro 90 centesimi/1 euro (sempre al chilo) dello scorso anno. Il problema è il ricavo, che, visto il grande scarto, come minimo sarà dimezzato».

«Dopo le precipitazioni e le alluvioni – come la rotta del Sillaro –, che nelle scorse settimane hanno lasciato sott’acqua interi frutteti, la Regione ha decretato lo stato di calamità per le aree colpite. Occorre una profonda ristrutturazione del sistema che tutela le imprese, altrimenti i frutteti rischiano di scomparire, in un momento già difficile per tutto il comparto» aggiunge Bergamaschi.

Tra le richieste avanzate da Confagricoltura c’è la rivisitazione della legge 102/2004 sugli ‘Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole. Una normativa che «non è più adeguata per far fronte alla realtà e all’avvicendarsi di eventi calamitosi sempre più frequenti. Bisognerà – sottolinea Bergamaschi – anche mettere mano alla struttura che regola i fondi mutualistici a supporto delle aziende. Nel frattempo abbiamo chiesto l’applicazione della legge in vigore che prevede, tra l’altro, la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali sia per l’imprenditore che per i lavoratori e la sospensione dei mutui bancari».

Ma non è il solo mondo della frutta ad essere in crisi: «L’altro problema – spiega Giordano Alpi –, è la conseguenza di questo sbalzo di temperatura e delle precipitazioni. Le piogge battenti infatti, dopo aver spianato e compattato il terreno, hanno lasciato il posto a un caldo sole, il quale ha creato una sorta di crosta superficiale. E’ una condizione estremamente dannosa per scalogni, agli e cipolle, ma anche per il mais: probabilmente ci sarà da irrigare». Le possibili conseguenze? «Prezzi più alti a livello di mercato, e ripercussioni sull’intera filiera: dai coltivatori, ai trasportatori, senza dimenticare i negozi. La speranza – conclude – è che il clima ci assista, e che la nostra grande nemica (la grandine), ci lasci in pace».