Andrea Longhi, assessore di Imola (Foto Isolapress)
Andrea Longhi, assessore di Imola (Foto Isolapress)

Imola (Bologna), 14 aprile 2019 - Una sentenza di condanna per lesioni, falso e calunnia, confermata nel 2000 dalla Corte di Cassazione nei confronti dell’assessore Andrea Longhi, rischia di aprire una crisi senza precedenti nella Giunta della sindaca Manuela Sangiorgi. E di portare il Movimento 5 stelle locale, da tempo attraversato da forti tensioni interne, alla resa dei conti finale. Il poliziotto Longhi, già numero uno regionale del Sap (il sindacato autonomo delle divise blu che ha tra le sue figure di spicco il deputato leghista Gianni Tonelli), è finito infatti nel mirino dei probiviri del M5s.

L’organo collegiale interno al Movimento ha scritto una lettera alla sindaca Sangiorgi nella quale invita la prima cittadina a chiarire la posizione dell’assessore alla Sicurezza, subentrato nei mesi scorsi al dimissionario Ezio Roi, sul quale pende una sentenza definitiva a due anni di reclusione relativa a reati commessi assieme a un collega, ormai oltre 20 anni fa, in veste di pubblico ufficiale. E la cui nomina in Giunta sarebbe, per questo motivo, in contrasto con il Codice etico del M5s.

Sotto la lente dei probiviri è finito, in particolare, l’articolo 4. Che recita così: «Ciascun amministratore (e dunque anche la sindaca Sangiorgi, ndr) si impegna, in occasione di nomine presso enti, consorzi e società, a non conferire nomine o incarichi a soggetti abbiano riportato una condanna penale (…) per reati e/o delitti non colposi che, direttamente o indirettamente, ledono l’immagine e il decoro del Movimento 5 stelle o che si pongono in contrasto con i valori ed i principi del medesimo».

Dal canto suo Longhi, non iscritto al M5s e da sempre maldigerito da quella parte di Movimento rimasta legata all’ex pretore Roi, ritiene di essere stato messo in discussione ingiustamente. «Sono stato riabilitato – replica l’assessore alla Sicurezza, che in questi anni ha continuato a lavorare regolarmente all’interno del commissariato di via Mazzini e a svolgere la propria attività di sindacalista –. Il mio casellario giudiziale è immacolato: nel momento in cui devo essere valutato, è quello il documento che fa fede. Ero innocente e lo sono sempre stato. Ma vivevamo un periodo particolare, quello della Uno Bianca, nel quale si dava la caccia alle divise».

In quegli anni, secondo Longhi, «le forze dell’ordine hanno subìto in maniera trasversale moltissime condanne. Condanne che, a mio modo di vedere, potrebbero far parte – conclude l’assessore – di quei mille errori giudiziari che avvengono ogni anno e di quei 30mila che sono stati commessi negli ultimi trent’anni».