Sono passati soli 10 mesi dalla storica vittoria grillina a Imola
Sono passati soli 10 mesi dalla storica vittoria grillina a Imola

Imola (Bologna), 27 aprile 2019 - Tre assessori usciti o allontanati dalla Giunta in meno di un anno (più una quarta con le valigie già fatte), il M5s che minaccia di togliere il proprio simbolo da una stagione capace di regalare ogni giorno puntate nuove e una parte della maggioranza pronta a sfiduciare la propria sindaca. 

Imola, la vecchia roccaforte rossa tra l’Emilia e la Romagna che alle ultime amministrative i grillini hanno strappato al centrosinistra dopo oltre 70 anni di dominio incontrastato, vive sulle montagne russe dal giugno 2018. Da quando, per l’appunto, al termine di un clamoroso ballottaggio nel quale il centrodestra ha contribuito in maniera decisiva a mandare a casa il Pd, la pentastellata Manuela Sangiorgi è diventata sindaca della città culla del socialismo e conosciuta nel mondo per l’Autodromo.

Ed è proprio legato all’ex tempio della Formula 1 il caso di giornata: il defenestramento dell’assessore con delega al circuito, Maurizio Lelli. Idolo degli attivisti del M5s, tanto gradito ai suoi quanto maldigerito a una sindaca al quale è stato imposto giocoforza, era ritenuto da più parti troppo vicino ai comitati antirumore (prodotto dell’Autodromo, si intende). 
 
Una macchia che, a queste latitudini, non viene via nemmeno strofinando bene. E che per questo la Sangiorgi ha pensato di lavare personalmente. Nonostante i suoi siano pronti a fargliela pagare cara. Ma il problema è anche che, dopo mesi di governo caratterizzati da tante buone intenzioni ma altrettanti intoppi, e di un isolamento istituzionale senza precedenti nell’ambito di un circondario, quello imolese appunto, contraddistinto da amministrazioni rosse, l’addio di Lelli è stato solo l’ultimo di una serie di incidenti di percorso. 

Se ne sono andati via, nel giro di pochi mesi, prima l’ex assessore alla Sicurezza Ezio Roi (a lungo pretore della città molto amato dagli attivisti del M5s, in rotta pure lui con la sindaca) e poi la titolare della Sanità, Ina Dhimgjini, arrivata direttamente da Livorno ma tornata in Toscana a inizio anno per candidarsi a sindaco.

Tutto qui? Macché. Prima della cacciata dell’assessore all’Autodromo, e dopo le due dimissioni di cui sopra, c’è stato il passo indietro del neopresidente della società che gestisce il patrimonio immobiliare del Comune e lo stallo (risolto con una forzatura della stessa Sangiorgi sulla quale per il momento il Tar non ha avuto nulla da ridire) sulle nomine dei vertici di un Consorzio pubblico, il Con.Ami, che con i suoi utili mette a posto le casse comunali. 

Poi, in epoca più recente, ecco pure un doppio caso morale sul quale la sindaca Sangiorgi si sta giocando tutto. Il primo: il nuovo assessore alla Sicurezza, Andrea Longhi, a lungo esponente di spicco del Sindacato autonomo di polizia, è finito nel mirino dei probiviri del M5s per una vecchia condanna di quando indossava la divisa. Loro lo vogliono fuori dalla Giunta, in nome del codice etico. Pena la revoca del simbolo. La sindaca lo difende, in nome dell’intervenuta riabilitazione. Le parti sono lontanissime.

Diversa la questione (condanna lieve e compatibile con i canoni della legge Severino, ma non con quelli ben più stringenti dei Cinque stelle) per l’assessora Rosa Lucente, destinata a dimettersi nel giro di pochi giorni per un problema giudiziario risalente all’inizio degli anni Novanta. Si arriverà a nominare la sua sostituta?