Imola, 25 giugno 2018 - "Non ho paura – sono le prime parole della neo sindaca del ribaltone, quella Manuela Sangiorgi che ha messo fine al governo di centrosinistra a Imola dopo 73 anni –. Abbiamo vinto anche per demerito degli altri, ma dimostreremo il nostro valore e lo faremo per il bene di tutti i cittadini. Sono qui per lavorare". È questo l’ingresso in Comune, mentre la massa armata di bandiere gialle intorno a lei intona: "Tutti a casa". Sangiorgi però ha le idee chiare: "Sono seria, non vedo l’ora di iniziare a occuparmi dell’amministrazione: ci sono tante cose da fare, partiremo però con forza dalla gestione dei rifiuti e dalla sanità. Certo, una vittoria così non me l’aspettavo, anche se ho capito che la gente aveva voglia di cambiare" (guarda il video della prima intervista).

La festa è scoppiata ieri poco dopo mezzanotte (FOTO). Prosecco e vuvuzele, indicibili imprecazioni e una donna di 46 anni in maglia fucsia issata sulla gente, nella piazza dove più di un secolo fa Andrea Costa arringava le folle e, ironia della sorte, l’altra sera il Pd aveva raggruppato appena un centinaio di persone. A rovinare la festa della Sangiorgi ci ha provato il solito ladruncolo che ha approfittato della baldoria per rubare la bici della neo sindaca, costretta a tornare a casa a piedi. 

Il muro, uno dei più importanti forgiato con i mattoni di Partito Comunista poi Pds poi Ds poi Pd, crolla così: Manuela Sangiorgi, sindacalista della Uil e attivista grillina, è la nuova sindaca della città. Con il 55,4% batte Carmen Cappello, avvocato, civica sostenuta dal Pd, ferma al 44,6%. Lega e grillini hanno già nel mirino la Regione Emilia-Romagna: l’anno prossimo si vota.

D'altronde a un alto dirigente piddì, già alle 19.20 di ieri sera, era andato di traverso un tortellone di ricotta di pecora: "Con un’affluenza così non ce la facciamo mica, Imola se la prendono i grillini". Mai previsione fu più azzeccata: due settimane fa Cappello era avanti 42%-29%, i leghisti evidentemente hanno replicato su base locale l’accordo romano. Alle urne è andato a sorpresa il 52,6% degli elettori, solo 5 punti in meno rispetto al primo turno. Dopo 73 anni di governo ininterrotto della sinistra, dei comunisti, di una città fieramente medaglia d’oro al valor militare per l’attività partigiana in cui manco un ballottaggio era stata finora un’ipotesi lontanamente ipotizzabile, il ribaltone è servito. Fine dei canditi.

Manuela Sangiorgi entra in Comune mentre la massa armata di bandiere gialle intorno a lei intona: "Tutti a casa". Sangiorgi ha le idee chiare: "Sono seria, non vedo l’ora di iniziare a occuparmi dell’amministrazione: ci sono tante cose da fare, partiremo però con forza dalla gestione dei rifiuti e dalla sanità. Certo, una vittoria così non me l’aspettavo, anche se ho capito che la gente aveva voglia di cambiare" (guarda il video integrale).

Terra della piadina – ma quella alta – e non della crescentina, dei cappelletti e non dei tortellini, della 'e' chiusa e, dunque, non delle vocali aperte, Imola ha rimarcato con questo voto la sua autonomia da Bologna, il suo sentirsi da sempre una piccola grande repubblica, il suo bisogno di uscire dall’accerchiamento che scatta, geograficamente, sul torrente Sillaro. Perché qui è tutto Romagna, non c’è nulla di emiliano. Negli ultimi anni Imola ha perso prima la Formula 1, poi l’Heineken Jammin’ Festival, e ancora il tribunale; è poi entrata nella Città Metropolitana bolognese e ora rischia pure di vedere la fine dell’azienda sanitaria e già l’ospedale sta integrando le reti cliniche con le strutture petroniane. È su un terreno come questo che il Pd ha perso grip, passando dal 51% del 2008 al 44% del 2013 fino a essere sceso sotto il 30% delle Politiche. E nel cuore della notte, ieri, è finito tutto.