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Elezioni 2018 a Imola, il sindaco Manuela Sangiorgi. "Il Comune aperto a tutti"

L'intervista: "Riparto dai quartieri", M5s intanto non chiude alla Lega: "Su certi temi ci aspettiamo un'opposizione soft"

di ENRICO AGNESSI
Ultimo aggiornamento il 26 giugno 2018 alle 07:35
La sindaca Manuela Sangiorgi con la prima pagina del Carlino (foto Isolapress)

Imola, 26 giugno 2018 - Due mesi di campagna elettorale, un primo turno con altri sei rivali e infine un ballottaggio all’ultimo voto con la candidata della forza che governa da sempre la città fiaccherebbero persino Wonder woman. E anche se per il popolo del M5s «la Manu» è di fatto una super-eroina, quella che è stata capace di mandare a casa il Pd, la stanchezza comincia a farsi sentire. «Non ho dormito», ammette Manuela Sangiorgi all’indomani della storica notte elettorale che l’ha incoronata primo sindaco donna e della città e primo sindaco non del centrosinistra dal Dopoguerra a oggi. Il telefono squilla in continuazione. A un certo punto, dall’altra parte del telefono a farle i complimenti c’è l’ex sindaco Massimo Marchignoli. «Oggi va così, ma la sto prendendo bene. Non sono preoccupata né stordita – assicura –. E sto già pensando alle tante cose che ci aspettano».

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Sindaca Sangiorgi, qual è stato il suo primo pensiero la mattina dopo la lunga notte elettorale?

«Che ci sarà molto da lavorare, prima della chiusura estiva. Entro il 15 luglio ci sarà da convocare il Consiglio comunale, per poi pensare al Documento unico di programmazione. E aspetto a breve una chiamata del commissario per il passaggio di consegne».

E’ consapevole di aver vinto al ballottaggio anche grazie ai voti del centrodestra?

«Sì, ma non solo quelli. I nostri rappresentanti di lista hanno notato tanti volti nuovi alle urne e sappiamo di essere stati votati anche da tanti di sinistra. L’occasione di buttare giù il sistema era storica, e ognuno ha dato il proprio contributo».

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La sua sarà una Giunta con sette assessori, come quella uscente?

«Sì, e i primi nomi sono quelli che abbiamo già fatto nei giorni scorsi. A breve ufficializzeremo gli ultimi».

All’opposizione avrete la Lega, con la quale a Roma siete al Governo. Vi aspettate un’opposizione soft?

«In alcuni casi sì. Su alcune tematiche, come la chiusura della discarica e la difesa dell’autonomia dell’Ausl, la nostra posizione e la loro era la stessa. Così come ci sono tanti punti condivisi nei due programmi. Ma soprattutto, con le forze di opposizione, non ci sarà più l’approccio che c’era prima, quando chi era al governo diceva che eravamo ‘www.niente.it’. Sarò il sindaco di tutti».

A proposito, l’ingresso dei suoi sostenitori in Comune domenica notte, con le bandiere sventolate dal balcone del municipio, è sembrato un po’ sopra le righe.

«Rientra nel clima di festa che si era creato. Le idee che porto al governo sono quelle del M5s, ma le istituzioni sono di tutti i cittadini. Anzi, voglio far sì che lo scalone di ingresso al Municipio torni presto accessibile. Dedicherò mezza giornata alla settimana all’ascolto dei problemi della gente, farò riunioni con i cittadini e lancerò i comitati di quartiere».

Nel rapporto con Bologna, invece, cosa cambierà?

«Non ci sarà più quella sottomissione che c’era con l’ex sindaco, al quale evidentemente andava bene diventare la loro periferia. Noi invece vogliamo contare nelle decisioni gestionali e attrarre risorse per il nostro territorio».

L’obiettivo, ora che avete vinto a Imola, è di avere nel 2019 un presidente della Regione del M5s?

«Lo decideranno gli elettori, sono sempre loro a fare la differenza. Ma basta guardare a tutti i disservizi che ci sono in Emilia-Romagna in materia di sanità per capire quanto abbia lavorato male chi ha governato fino a oggi questa regione».

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