Il deputato Jacopo Morrone segretario della Lega Romagna, durante il flashmob di Rimini
Il deputato Jacopo Morrone segretario della Lega Romagna, durante il flashmob di Rimini

Imola, 5 luglio 2020 - Se da un lato il centrosinistra ha già due candidati sindaci in rampa di lancio (la civica Carmen Cappello e l’ex segretario del Pd, Marco Panieri), dall’altro il centrodestra non ha ancora sciolto le riserve. Si sa che molto probabilmente a correre per la fascia tricolore sarà un nome di partito. E che salvo soprese verrà indicato dall’azionista di maggioranza della coalizione, vale a dire quella Lega che sembra avere oggi nel consigliere regionale Daniele Marchetti il profilo giusto per l’appuntamento elettorale del 20-21 settembre. Il dialogo è però a tre voci. Comprende cioè anche Fratelli d’Italia, che in città ha il suo volto più noto nell’ex consigliere comunale Nicolas Vacchi, e Forza Italia, pronta a rimettersi in moto anche grazie al contributo di Alessandro Fiumi.

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«Stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore – frena il segretario della Lega Romagna, il deputato Jacopo Morrone –. C’è una spaccatura importante tra la Cappello e il Pd. E il loro elettorato non capisce". Non che il Carroccio, a livello locale, sia meno animato da conflitti interni. "Ci sono correnti diverse, come accade in tutti i partiti – minimizza Morrone –. Ma la Lega è una, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Se a uno piacciono le bionde e all’altro le more, non è un problema. L’importante è che la squadra resti unita e coesa dando prova di responsabilità".

Tornando alla questione dell’aspirante sindaco da buttare della mischia, secondo il deputato leghista "la candidatura dovrà rappresentare il meglio dell’alleanza di centrodestra nella costruzione di una alternativa valida per la città. Da parte nostra – aggiunge – non abbiamo fretta di arrivare al nome domani mattina e non vogliamo mettere bandierine. È vero, siamo il primo partito, quello con un bacino di voti maggiore. E dovremo trainare le coalizioni ovunque. Però bisogna scegliere un candidato amato dai cittadini". I nomi, dunque. Marchetti? "Qualsiasi dei nostri può andare bene. Lui, Casalini, Carapia, Tonelli o altri che si sono avvicinati alla Lega da meno tempo. Ma sarà importante intercettare voti non legati al nostro partito. Per questo dico: niente fughe in avanti. Non abbiamo timori, se ci sono altri nomi possono diventare un’opportunità".

Quanto all’obiettivo elettorale, per il centrodestra rimasto fuori dall’unico ballottaggio visto fin qui in riva al Santerno, quello del 2018, il traguardo minimo si chiama appunto secondo turno. "Restiamo con i piedi per terra e ci prepariamo a vincere – assicura Morrone –. Il Pd ha già perso una volta, può farlo facilmente anche una seconda. Prepariamo con calma la nostra alternativa, nelle prossime settimane ci sarà da girare molto negozio per negozio e casa per casa".