Imola (Bologna), 7 giugno 2018 - Le sue mura sono sempre più scolorite e la Roccaforte rossa, sulle rive del fiume Santerno, non è mai stata così vicina a essere espugnata. Imola, 70mila anime tra l’Emilia e la Romagna che da sempre guardano con diffidenza alla sorella maggiore Bologna, domenica va al voto. E tra le realtà non capoluogo è quella alla quale gli osservatori guardano con più attenzione; per tutta una serie di motivi. Il primo: in 73 anni, la città che fu di Andrea Costa (e in epoca più recente della Formula 1) è sempre stata guidata dal centrosinistra. 

Anche in una delle culle del socialismo, però, il giallo-verde di questi tempi va più di moda del rosso. E prendendo per buoni i risultati delle ultime politiche, e averci fatto la tara visto che comunque ogni contesa fa storia a sé, appare evidente la poca distanza tra i tre poli che il 4 marzo si sono divisi l’elettorato. Sette, nel complesso, i candidati sindaci. Oltre ai quattro destinati al ruolo di comparse, in tre si giocano la fascia tricolore. Due le donne in campo: Carmen Cappello, candidata sindaco del centrosinistra, e Manuela Sangiorgi, aspirante prima cittadina del M5S, nonché ex consigliera comunale pentastellata. Terzo incomodo, Giuseppe Palazzolo, passato remoto nell’Asinello prodiano e oggi riferimento di una coalizione che, oltre a una lista civica, unisce Lega, FI e Fratelli d’Italia. Per sostenerlo, ieri in città era atteso il neo vicepremier, Matteo Salvini: ha dovuto rinunciare (ma in caso di ballottaggio dal Carroccio assicurano che ci sarà) visto il voto di fiducia alla Camera per il governo Conte.

Filippo Samachini, candidato sindaco di Sinistra unita Imola

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Nonostante l’impegno a Montecitorio, in serata è arrivato l’ex premier Paolo Gentiloni, per sostenere la ‘sua’ candidata, non strettamente legata a quello che qui viene chiamato ancora ‘Partitone’, ma appoggiata dai dem e da altre 4 liste civiche; compresa una di ispirazione bersaniana, riconducibile cioè ad Articolo 1-Mdp, ma che correrà senza simbolo di partito. «Grazie per questa alleanza larga che avete fatto a Imola – ha detto Gentiloni – È con queste alleanze larghe che dobbiamo tornare a vincere in tutta Italia». 

Eccolo allora l’altro motivo di interesse di queste amministrative: Imola laboratorio del centrosinistra in Emilia-Romagna a un anno dalle elezioni regionali. Centrosinistra che, ricucito lo strappo tra Pd e una parte dei fuoriusciti (quella che fa capo a Pier Luigi Bersani e Vasco Errani), si presenta ai suoi con una coalizione larghissima che va dai cattolici ex Pdl appunto ai compagni di un tempo, passando per i socialisti. Basterà?

Si augurano di no i pentastellati locali, che, nelle scorse settimane, hanno ricevuto la benedizione dell’altro neo vicepremier, Luigi Di Maio, accolto come una rockstar dai suoi in Autodromo quando il contratto con il Carroccio era stato appena siglato. Da non sottovalutare le dinamiche in vista di un eventuale ballottaggio: ora che a Roma i giallo-verdi sono in squadra insieme, perché non dovrebbero darsi una mano nel caso in cui uno tra M5S e Lega andasse al secondo turno con quel centrosinistra rivale da sempre?

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