Imola, 22 agosto 2018 - «Per noi è una grossa vergogna». «È una vera umiliazione». Sono parole pesanti quelle che nel day after del ‘no alla Festa dell’Unità’ volano per i centri sociali di Imola. I vecchi militanti del Partitone, uscito da tutte le ultime elezioni con le ossa rotte, ora vedono sparire anche quel momento di aggregazione, ideologico e gastronomico, che è sempre stato un punto fermo del Pd. Tanto che nel 2017 i vertici democratici portarono in riva al Santerno non solo la festa nazionale, ma anche l’intero Consiglio dei Ministri: Graziano Delrio (ex reggente delle infrastrutture), Maurizio Martina (Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali), Marianna Madia (pubblica amministrazione). Ma anche Grasso, Padoan, Orlando, Mariaelena Boschi e, ovviamente, l’allora segretario dem Matteo Renzi.

Ora tutto è crollato: non c’è più la Festa nazionale, non c’è più nemmeno la festa locale. Il Pd, quasi con la coda fra le gambe, si rintana in casa sua e per l’edizione 2018, farà visita ai Centri sociali, ufficialmente «per ripartire dal basso», dicono dalla segreteria locale di partito. «Per nascondere la testa sotto la sabbia dalla vergogna», dicono invece dal popolo. Siamo allora andati a sentire cosa dicono gli elettori visitando, ieri mattina, il centro sociale della Tozzona. «L’edizione del 2017 – dice Oriano Angeli, seduto al tavolino del bar –, sarà stata anche a livello nazionale, ma il risultato fu un mezzo flop. Che abbia più successo la festa della birra di quartiere rispetto a quella del Pd, deve far riflettere un po’ tutti quelli che comandano».

Cerca invece di analizzare le cause di questa Caporetto Valter Castellari: «Una volta la Festa si faceva per dar da mangiare al poveretto, si diceva. Ultimamente invece se vai al ristorante spendi meno. Va tenuto conto poi che il volontariato, inteso come vent’anni fa, ormai non esiste più. Così come non esistono più i politici di una volta: oggi ognuno pensa solo a riempirsi le tasche».

Girando per l’ex roccaforte rossa, che da quando esiste la Repubblica ha sempre avuto la sinistra al comando, si respira a pieni polmoni sfiducia. «La Festa del Pd ormai è morta, così come è morto lo stesso Pd», dice a voce alta un altro signore, da un tavolino vicino. «Non c’è più lo spirito, l’attaccamento e il senso di appartenenza di una volta – continua Maris Beneficati –. Qualche anno fa, se ti sedevi ai tavoli della festa per mangiare, capitava che un assessore, o addirittura il sindaco, facesse da cameriere. Davano l’esempio. Oggi invece la politica si è allontanata talmente tanto dalla base che la gente di strada non ci crede più. E i politici si ricordano degli elettori soltanto quando si avvicinano le urne». Col rischio però che sia troppo tardi. Imola, così come il governo centrale, l’hanno scoperto a proprie spese.