Imola, 1 aprile 2018 - Alle prossime amministrative il Popolo della famiglia - almeno per il primo turno - correrà da solo e come obiettivo ha quello di entrare in consiglio comunale. Il giovane partito che mette al centro la dottrina sociale della Chiesa cattolica e nel suo simbolo grida ‘no gender nelle scuole’, si offre alla cittadinanza come «l’elemento coagulante del variegato e purtroppo disunito mondo cattolico imolese», spiega il coordinatore per il nord Italia, Mirko De Carli, ritiene che nessuna delle proposte imolesi sia stata in grado di rispondere in maniera soddisfacente alle proprie preoccupazioni, ribadisce di essere ‘né destra né sinistra’ e presenta il suo candidato sindaco. Giambattista Boninsegna è nato a Dozza, ha 61 anni, vive a Toscanella ed è sposato da tempo immemorabile con Paola, insegnante elementare. Per 40 anni ha lavorato nell’industria, dove è stato rappresentante dei lavoratori e dirigente sindacale. Per sette è stato vicesindaco dell’amministrazione di Daniele Manca a Dozza, dove si è occupato di scuola, cultura, turismo e sport; per poi promuovere, nel 2004, una lista civica trasversale- sempre a Dozza - e occupare i banchi della minoranza fino al 2006.

«Ho sempre inteso la politica come servizio e quando mi è stato chiesto di rimettermi in gioco, dopo aver scoperto che il PdF si rifà alla dottrina sociale della Chiesa, da sempre mio modello di riferimento, ho deciso di sceglierlo come il partito che mi rappresenta- spiega il candidato-. Oggi assistiamo ad una crisi di valori, a una mancanza spesso di disciplina e rispetto per chi è venuto prima di noi: mi candido a Imola proprio per rimettere in campo questi valori». Il programma a cui sta lavorando la sua lista –pur non escludendo le tematiche su cui tutta l’opposizione è in accordo, come i temi della sicurezza o il fatto che Imola non debba diventare una sede di servizi periferica di Bologna- si focalizza su tre aspetti principali, sintetizzati in altrettanti slogan.

«Il primo è #ImolacittàdellaFamiglia - spiega il candidato in lista Matteo Venturi - e vuole proporre un sostegno economico concreto alla famiglie imolesi, che comprenda: un bonus famiglia per le giovani coppie che si sposano, un assessorato alla famiglia, un reddito di maternità per le mamme (almeno 400 euro al mese, ndr) che decidono di non avvalersi dell’asilo nido, un bonus bebè per il primo figlio e molto altro». #MadeinImola è il secondo pilastro: «Vorremo dare spazio alle realtà imprenditoriali, anche più piccole, magari dando gratis negozi sfitti del centro, per produrre a km zero», aggiunge Mauro Turrini. «Come terzo slogan abbiamo scelto #VivaiCentri - conclude l’avvocato Filippo Martini, perché a Imola, oltre al suo centro, ci sono tante realtà periferiche e quartieri che meritano di essere rivitalizzati e tutelati».