Imola, 19 luglio 2018 - La 32enne assessora alle Politiche sociali, Ina Dhimgjini, nome albanese ma cittadinanza italiana, è l’unica nella squadra della sindaca Manuela Sangiorgi ad avere esperienza di governo. Non in Comune del circondario, ma in un’altra ex roccaforte rossa, oggi pentastellata, come Livorno: la sua città. Una circostanza, questa, maldigerita dall’opposizione in riva al Santerno. La sensazione è che, per scacciare scomodi accostamenti con l’altro assessore ‘toscano’ visto all’opera da queste parti in epoca recente, Mirco Cantelli, non arrivato a completare lo scorso mandato, l’avvocato Dhimgjini dovrà lavorare il doppio dei suoi colleghi autoctoni. Ma che possa vincere anche questa causa.

Assessore Dhimgjini, che idea si è fatta di Imola?

«È una città molto stimolante dal punto di vista amministrativo, mi ha riservato un’accoglienza ottima. La gente quando mi incontra per strada mi chiede come procede, e tanti si dicono a disposizione se dovessi avere bisogno. Mi impegnerò a fondo per non deluderli».

Ha preso casa in città?

«Se mi vedete qui tutti i giorni significa che una soluzione l’ho trovata... Quando mi impegno in una cosa, la porto fino in fondo».

Cosa l’ha spinta ad accettare questa nuova avventura?

«Il desiderio di fare politica vera, quella che si porta avanti sui territori. E Imola in questo senso era un’esperienza che non potevo rifiutare».

Ha inciso il fatto che a chiamarla sia stata un sindaco donna?

«No, ho creduto nel progetto. Viene prima quello, poi le persone. Poter dare il mio contributo a costruire qualcosa di importante qui è fondamentale. La Toscana resta la mia regione, ma ora Imola è la mia città».

Ecco, appunto: il fatto che lei arrivi da un altro territorio le è già costato diverse critiche, da destra a sinistra.

«Ognuno fa le considerazioni che ritiene giuste e legittime: è il gioco delle parti. Le risposte le darò con le azioni e il lavoro: è sui risultati che dovrò essere giudicata».

L’autonomia dell’Ausl imolese, alla luce del documento sul futuro dell’area metropolitana presentato martedì a Bologna, per ora sembra salva.

«Nei confronti che abbiamo avuto fin qui, anche in sede di Conferenza territoriale sociale e sanitaria, si fa sempre riferimento alla particolarità dell’autonomia imolese rispetto a un eventuale processo di accorpamento. E credo che questo percorso possa essere portato avanti senza arrivare alla fusione con Bologna. Però dovrà essercene anche uno finalizzato all’autonomia dei processi decisionali rispetto alle scelte generali dell’azienda, per esempio sull’assistenza domiciliare».

Liste d’attesa troppo lunghe e code al pronto soccorso: come migliorare la situazione?

«Il direttore generale Andrea Rossi mi ha già spiegato che c’è un percorso di revisione delle liste, con un possibile maggiore ricorso a professionisti esterni. Per quanto riguarda invece il Pronto soccorso, per ora posso dire che l’affollamento è legato in parte a chi va lì anche quando non dovrebbe. E su quello si può lavorare».

In materia di politiche abitative, l’amministrazione uscente ha puntato sulla vendita degli alloggi pubblici la cui gestione veniva giudicata troppo onerosa, per ristrutturarne degli altri.

«Se il risultato è quello di vendere qualche appartamento, non può essere quella la strada da percorrere. Credo invece di più in logiche di auto-recupero degli immobili, con un contributo dei cittadini. E in questo senso stiamo valutando la convenzione con Acer».

Pensate di poterne fare a meno?

«Vediamo se tenerla, o se è meglio pensare a politiche di internalizzazione per dare una risposta migliore ai cittadini. Questo non vuol dire che domani usciamo da Acer, ma è una considerazione che dobbiamo fare».