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14 giu 2022

Virtus Imola, storia e passione: torna il derby del Santerno

L’Andrea Costa e la Virtus si affronteranno in serie B, una sfida che mancava dalla stagione 1985/86. E Basket City per una volta ’insegue’

14 giu 2022
valerio baroncini
Sport
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Stefano Salieri, uno degli storici allenatori della Virtus giallonera
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Stefano Salieri, uno degli storici allenatori della Virtus giallonera

Imola, 14 giugno 2022 - Il cronista impugna l’album dei ricordi e sfoglia le pagine di uno sport che è un po’ anche religione, malattia, devozione. Romanzo di una città, angiografia di una passione. Imola e il basket, sempre insieme. Imola e il basket, di nuovo insieme. Nella declinazione biancorossa dell’Andrea Costa e in quella giallonera della Virtus (addizionata a Spes Vis, altre gloriose società). Nel segno di una rivalità più platonica che reale, perché le due squadre principali si sono rincorse, seguite, abbracciate, ma pochissimo scontrate. Una staffetta di eroismi e fallimenti iniziata sotto i cieli della Savonarola, transitata al PalaRuggi, al PalaTenda e poi a Faenza, negli anni della diaspora.

Fino a tornare nel parquet vicino alla piscina, epicentro di una passione che l’anno prossimo regalerà un’alternanza che non avrà più nemmeno Basket City, ovvero la vicina Bologna.

Paradosso: sotto le Torri Virtus e Fortitudo saranno divise da una serie come spesso avvenuto sul Santerno, a Imola invece la Virtus ha raggiunto l’Andrea Costa in serie B. E che lo spettacolo abbia inizio.

GLI ULTIMI DERBY

Ci potremmo sbagliare, ma i derby sono stati appena due negli anni, in formato ufficiale: correva la stagione 1985/6 (2-0 per i biancorossi). Poi altre tre amichevoli a porte aperte: due volte nell’annata 1994/5 (bilancio in pareggio) e una nel 2002 (anche qui vinse l’Andrea Costa, con 27 di Enzino Esposito e 21 di Romboli, ma pure Maurino Bonaiuti ne mise 27 per la squadra all’epoca allenata da Stefano Salieri: fu tiratissima). Nel 2022/3 il ping pong sarà vero, presumibilmente già dal precampionato.

LA STORIA

Tutto inizia nel 1936, quando nasce la Virtus Imola Sportiva alla palestra Savonarola: campo da gioco su terra e asfalto, all’aperto, studenti, ganci cielo, scarpette con la punta rovinata. Spola costante tra B e C, quando di serie ce n’erano molte meno, la Virtus è la pallacanestro imolese. Quarant’anni fa, la B nazionale, è la terza serie italiana. Alla guida della squadra c’era Augusto Brusa e il pubblico, abituato alla leggendaria palestra della domenica mattina davanti a Valverde, era stato da poco trasferito al PalaRuggi. Seguiranno anni di fortune alterne, la rinascita con Littorio Galassi (di nuovo in B) e il fallimento nel 2004/5, poi la ripartenza grazie a Luigi Dall’Alpi con l’attuale assetto trigemino (Virtus Spes Vis). Quarant’anni fa l’Andrea Costa aveva invece appena compiuto sedici anni di vita e cercava di risalire dalla serie C2, conquistata solo due stagioni prima. Ma la svolta era dietro l’angolo e arrivò, infatti, tre anni dopo con un trionfo che valse alla compagine biancorossa una presenza alla Domenica Sportiva: Bob Ravaglia e soci riuscirono a vincere il campionato senza perdere nemmeno una partita. E sullo slancio, una volta raggiunti i cugini della Virtus, la giovane Andrea Costa riuscì anche a invertire le gerarchie.

IL GRANDE SALTO

Torniamo così alla fine degli 80 e ai primi anni 90, una fase di stallo che anticipava il doppio salto: dalla B1 alla A1 in quattro anni (94/95 e 97/98). A inizio anni Zero l’arrivo a Imola della stella Nba Vincenzo Esposito, la partecipazione a Coppa Korac e Coppa Saporta e, purtroppo, l’inizio della discesa, con la retrocessione in Legadue e i problemi societari. Ma la sopravvivenza è una specialità della casa e così, nonostante un mondo trapuntato di crisi economiche, l’Andrea Costa è ancora qua, pimpante in B.

I PERSONAGGI

I giocatori e gli allenatori sono il sale della Basket City del Santerno. Gianni Zappi, allenatore di entrambe le squadre. E Carletto Marchi, giocatore di entrambe e ora pilastro virtussino. Poi si arriva ai giorni nostri, con Daniele Casadei che ha giocato in entrambe le case (e l’altra sera a Medicina ha fatto la sua ‘last dance’, senza escludere a priori il ‘I’m back’ di jordaniana memoria), Nunzio Corcelli, Marco Morara. Imolesi nel destino di Imola (e non citiamo gli imolesi adottati, da Caiti a Bortolon a Foiera). La storia del basket è anche la storia della città, si diceva. Con il suo ‘papà’ Andrea Costa, va da sé. Ma anche con alcuni giocatori simbolo dello sport imolese: Chicco Ravaglia, il miglior giocatore imolese di sempre, strappato alla vita da un incidente stradale a pochi giorni dal Natale del 1999, ma anche altri due atleti scomparsi prematuramente: Luca Bandini e Marco Marchetti, morti mentre vestivano le casacche di Virtus e Castel Guelfo. E poi il Carlino, che negli anni ha avuto due rubriche straordinarie: ‘Le bombe del Diablo’ di Enzino Esposito e ‘Gianni Zappi chiama time-out’.

Il derby è tornato, non è un caso siano tornati pure la Formula 1 e i grandi concerti. Non è che Imola è da serie A, invece che da serie B?

 

 

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