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14 apr 2022

Imola corre anche sulle due ruote: svelato il Giro d’Italia Under 23

Dall’11 al 18 giugno l’edizione numero 45 di una corsa che ha visto trionfare i vari Moser, Battaglin e Pantani

angelo costa
Sport
Da sin., Marco Selleri, Giada Borgato, Cordiano Dagnoni e Marco Pavarini (Isolapress)
Da sin., Marco Selleri, Giada Borgato, Cordiano Dagnoni e Marco Pavarini (Isolapress)
Da sin., Marco Selleri, Giada Borgato, Cordiano Dagnoni e Marco Pavarini (Isolapress)

di Angelo Costa

Per capire il valore del Giro d’Italia under 23, basta dare un’occhiata all’albo d’oro recente: dal 2017, anno in cui l’allora ct Cassani e la premiata ditta Extragiro restituirono al calendario una corsa ferma da cinque anni, sul podio è transitata la meglio gioventù. Tanto per intendersi: vincitori come i russi Sivakov e Vlasov o il britannico Pidcock abitano regolarmente i piani alti degli ordini d’arrivo, mentre piazzati illustri come Almeida e Hindley hanno già vestito la maglia rosa tra i professionisti. Vale come indicazione: chi va forte in questa gara ha talento e qualità per fare strada nel ciclismo che conta.

Promette di mantenere questa abitudine anche l’edizione in arrivo, la 45esima della storia, la sesta dopo la ripartenza, svelata ieri a Imola: dall’11 al 18 giugno il menu prevede sette tappe distribuite in sei regioni e un giorno di riposo. Con un percorso che sorride agli uomini di montagna, tanta salita e zero cronometro. Si parte da Gradara-Riccione per un probabile sprint a Argenta nel Ferrarese, poi la Rossano Veneto-Pinzolo con un finale all’insu farà da preludio al tappone di Santa Caterina Valfurva, quasi 5 mila metri di dislivello e un versante inedito del Mortirolo. A seguire la Chiuro-Chiavenna in Valtellina, la Busca-Peveragno in Piemonte con un finale da classica del Nord, prima dell’esame supremo con l’arrampicata sul Fauniera (22 chilometri fino a quota 2500) e la conclusione con la Cuneo-Pinerolo e il fascino che evoca. Spartito tosto, di quelli che difficilmente premia uno qualsiasi.

Per capire che peso abbia il Giro under 23 sul ciclismo internazionale è sufficiente l’elenco dei partecipanti: delle 35 squadre ammesse, metà arrivano da 14 Paesi diversi. Per la maggior parte, sono le cantere dei team World Tour, l’élite della bici: Lotto, Groupama, Astana, Israel e Dsm porteranno ragazzi già collaudati al livello più alto. Compresi talenti di casa nostra, come Marco Frigo. O come Davide Piganzoli e Alessio Martinelli, che fanno parte di altri vivai importanti come Eolo Kometa e Bardiani Csf. Mancherà purtroppo il marchigiano Gianmarco Garofoli, brillante un anno fa e oggi nella scuderia di Nibali: a tenerlo ai box è un fastidioso strascico del covid.

"C’era bisogno di una gara così per il ciclismo italiano", dice patron Marco Selleri e non esagera: oggi a occupare l’intera vetrina sono gli stranieri, ma non sono lontani i tempi in cui comandavano gli italiani. Anche in questo caso, parla l’albo d’oro: dal Giro baby sono usciti trionfalmente i Moser, i Battaglin e i Baronchelli, ma soprattutto Marco Pantani, che i gradini del podio li ha frequentati tutti. Poi i vari Belli e Casagrande, Simoni e Di Luca, e pure Bugno e Aru, volendo ricordare un paio di piazzati eccellenti. Felice quindi l’intuizione di Davide Cassani di rilanciare una corsa che, sparendo dai radar, qualcosa aveva tolto alla crescita di una generazione e i risultati purtroppo si stanno vedendo adesso: servirà tempo per restituire lustro al nostro ciclismo, ma avere una palestra come questa è già un bel passo avanti.

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