La solitudine genera aggressività

Sono sempre più crescenti le manifestazioni di aggressività e di mancanza di rispetto dei giovanissimi verso le persone e i beni privati e pubblici. Qualche giorno fa, un altro atto rappresentativo: la reazione di non voler lasciare libero ad una competizione calcistica un campo di calcio a Modena, occupato con rottura della rete protettiva e continuato con offese e lancio di una pietra al custode. Poi, a livello nazionale, l’altro con un ragazzino che accoltella un’insegnante in segno di narcisistica protesta. Non c'è mai stata una generazione più anziana che non si sia lamentata di quella più giovane. I genitori si preoccupano e si agitano per i giovani che sbagliano. Da che mondo è mondo è sempre così che funziona. Ma alla fine i ragazzi si fanno avanti e avanti vanno. Il ragazzino selvaggio cresce e crescendo si offre alla vita e la vita presenta costantemente il conto che i giovani pagano e così talvolta imparano. Ma è un conto che paghiamo tutti. Intanto sono sempre più crescenti gli atti e le azioni aggressive e intemperanti e talvolta narcisistiche così all’elevata potenza massima di sé, da rendere invisibile e nullo il valore e la presenza del prossimo. Ma la quotidiana esistenza è fatta anche di ore di solitudine contribuite dal vuoto intorno, in quanto le presenze non sono considerate, e il vuoto dentro, nei sentimenti e nel pensiero che portano depressione e autolesionismo. C’è chi afferma che questo moderno male si è verificato contemporaneamente all'aumento degli smartphone e dei social media.

Camillo Po