Morti sul lavoro, serve una svolta

Non se ne può più di continui infortuni che accadono sul lavoro, soprattutto come quelli di Suviana con morti e feriti che, in realtà spesso potrebbero essere derubricati come omicidi colposi. Ogni volta il copione prevede che si dicano parole indignate, sempre le stesse come: mai più, non si deve morire sul lavoro; poi i sindacati intervengono, sempre dopo i gravi infortuni, organizzando uno sciopero e cosi il rituale si ripete all’infinito. Anche loro dovrebbero fare molto di più per la tutela dei lavoratori. I politici promettono l’ennesima revisione del decreto e l’assunzione di qualche ispettore I giornali e le TV dedicano le prime pagine e i titoli di apertura all’evento e poi dopo pochi giorni, i fatti vengono consegnati all’oblio. Chi muore giace e chi vive si dà pace! Pare del tutto evidente che non c’è la consapevolezza su cosa si dovrebbe fare, si parla spesso di più ispettori e formazione dei lavoratori ma, i dati dimostrano che non è sufficiente. Sono decenni che i morti sul lavoro praticamente non calano in modo significativo. Abbiamo una ottima legge della salute e la sicurezza sul lavoro ma, se non viene applicata seriamente, da sola non può cambiare le cose. Per fare un confronto, per noi imbarazzante, in Italia abbiamo circa mille morti sul lavoro all’anno mentre, in Gran Bretagna, un Paese assolutamente comparabile con il nostro, i morti sul lavoro si aggirano sui 150 all’anno. Sarà perché conosco bene il problema ma sono quasi sicuro che occorra voltare pagina riguardo alla cultura dei principali soggetti coinvolti nel processo lavorativo. Si dice che la Sicurezza sul lavoro sia un indice di civiltà di un Paese, per cui non possiamo stare allegri.

Pietro Balugani