Corridonia, 2 gennaio 2014 - ACCUSATO di essere un falso cieco, ha potuto festeggiare serenamente il San Silvestro con l’archiviazione. L’uomo, residente a Corridonia, è affetto da più di 10 anni da cecità totale, per una malattia rara ed ereditaria chiamata retinite pigmentosa e per colpa della quale percepisce solo ombre e luci. Nel settembre dell’anno scorso la moglie scoprì, leggendo il giornale, che il marito era indagato per il reato di truffa ai danni dello Stato: i carabinieri lo avevano filmato mentre passeggiava da solo nei pressi della sua abitazione. La convinzione che gli inquirenti avessero smascherato un falso invalido derivava dal fatto che l’uomo era stato osservato mentre camminava senza un cane guida né un bastone bianco.
Sentendosi vittima di una ingiustizia l’uomo, assistito dall’avvocato Maurizio Forconi di Morrovalle, ha chiesto di essere sottoposto ai controlli del caso. Volontariamente ha eseguito due diversi esami con sofisticati strumenti elettronici, considerati tra i più avanzati e oggettivi nel campo. Peraltro appena due anni prima era stato sottoposto a una severa visita di revisione da parte dell’Inps che, anche attraverso altri esami strumentali, aveva confermato il suo pieno diritto alla pensione.

PER CANCELLARE ogni perplessità l’avvocato Forconi ha svolto alcune indagini difensive portando in procura la relazione di un oculista maceratese, le testimonianze di familiari e conoscenti che conoscono bene il dramma del corridoniano e hanno confermato che la sua autonomia è limitata ai luoghi vicino a casa — e solo nelle giornate molto luminose (poiché la luce diretta del sole gli consente di avvertire la presenza di oggetti e persone attraverso il gioco di ombre e luci) — che egli frequentava quando ancora vedeva bene e che dunque conosce a memoria. Gli stessi testimoni hanno però sottolineato che, fuori dai suoi luoghi, l’uomo si muove solo con l’aiuto di familiari e amici. Sono stati depositati anche testi specializzati e materiale video in grado di sfatare un grave pregiudizio nei confronti dei ciechi, ovvero che gli stessi non abbiano autonomia alcuna al di fuori delle mura domestiche.

«IL MIO assistito è un po’ narcisista — spiega l’avvocato Forconi —, non vuole ausili come un cane o un bastone bianco per non essere oggetto della pietà altrui, e vuole rischiare per allontanare sempre di più il momento in cui dover rinunciare ancora ad altre cose, oltre a quelle oggettivamente impedite dalla cecità. Rischiare di farsi male non è un reato e tante volte in questi anni è andato a sbattere o è caduto rompendosi un braccio, come è successo poche settimane fa, ma si è rialzato e non si è arreso». Dunque, dopo un anno di indagini, il sostituto procuratore Belli ha chiesto l’archiviazione del procedimento per truffa ai danni dello Stato e il giudice per le indagini preliminari l’ha accolta.

Paola Pagnanelli