79° Anniversario della Liberazione di Macerata, l'Anpi ricorda i Partigiani

Il presidente dell'Anpi, Chiara Bonotti, celebra il 79° anniversario della Liberazione di Macerata dal Nazifascismo. Alla cerimonia erano presenti autorità civili e militari. Bonotti ricorda i nomi dei partigiani che hanno dato la vita per la libertà. Una scelta che ci ha donato una società democratica.

79° Anniversario della Liberazione di Macerata, l'Anpi ricorda i Partigiani

79° Anniversario della Liberazione di Macerata, l'Anpi ricorda i Partigiani

"La nostra società democratica nasce dal coraggio di quegli uomini e di quelle donne: dalla loro scelta. A noi il compito di vigilare. Oggi, in questa città liberata cerchiamo ancora quel profumo e seguiamo il respiro visionario di chi tutto questo ci ha concesso. Viva la Resistenza, viva la liberazione, viva i partigiani". Sono state queste le parole davvero sentite del presidente dell’Anpi, Chiara Bonotti, per il 79° anniversario della Liberazione di Macerata dal Nazifascismo. La cerimonia si è svolta ieri mattina davanti al monumento dei caduti, dove è stata poi deposta una corona d’alloro. Erano presenti il sindaco Sandro Parcaroli e le autorità civili e militari. "La bandiera italiana sventola sul monumento ai caduti: proprio qui dove siamo noi oggi – ha esordito Bonotti -. Ha i colori di sempre ma al posto dello stemma regio c’è una scritta: ‘Settore Montano di Liberazione Nicolò’. I partigiani comandati da Augusto Pantanetti sono entrati in città: Macerata è libera dalla dittatura Nazifascista. È il 30 giugno del 1944 e risuonavano le gesta dei 5.230 partigiani combattenti della provincia di Macerata tra cui 182 donne, dei 324 partigiani stranieri, dei 408 caduti, dei 726 feriti, delle 7 medaglie d’oro e delle 26 d’argento". "Quel vento - ha aggiunto Bonotti - sussurrava i nomi di chi gli aveva consegnato sé stesso affinché il buio non inghiottisse il nostro futuro: Barilatti, Morbiducci, Lorenzoni, Capuzi, Batà per citarne alcuni. Era il vento di chi scelse di contrapporre i propri corpi alla barbarie nazifascista. Di chi patì fame e freddo, mentre immaginava con forza come sarebbe stata la società del domani".