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Cronaca

A Civitanova l’eterna attualità dell’Iliade

Oggi al Rossini in scena lo spettacolo con Iaia Forte e Alessio Boni: "Adesso ci sono gli oligarchi, ma non è cambiato nulla da allora"

A Civitanova l’eterna attualità dell’Iliade

A Civitanova l’eterna attualità dell’Iliade

di Lorenzo Monachesi

C’è tanto della società di oggi in quella descritta da Omero e questa attualità sarà mostrata oggi al Rossini di Civitanova quando alle 21.15 sarà portato in scena lo spettacolo "Iliade. Il gioco degli Dei" da Alessio Boni e Iaia Forte sul palcoscenico assieme a Haroun Fall, Jun Ichikawa, Francesco Meoni, Elena Nico, Marcello Prayer ed Elena Vanni. A dieci anni dalla nascita il Quadrivio – Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer – riscrive e mette in scena l’Iliade per specchiarsi nei miti più antichi della poesia occidentale e nella guerra di tutte le guerre.

"Quattro anni fa - ricorda Boni - il nostro gruppo teatrale ha scritto questo testo e nel frattempo ci sono stati il lockdown e due guerre. Però già allora sentivamo nell’aria un’elettricità negativa, un macabro tramonto all’uscita dalla pandemia".

Ai tempi di Omero erano gli dei a tirare le fila.

"Adesso ci sono gli oligarchi, ma non è cambiato nulla da allora".

Però sono cambiati i mezzi. "Vero, magari a quei tempi c’era più coraggio affrontandosi con la lancia e a petto nudo, ora basta premere un bottone per lanciare un drone".

Quella ferocia di allora non è quindi scomparsa?

"È solo sedata, ma basta un episodio che ci tocca per farla riemergere, del resto è sufficiente leggere un giornale per rendersi conto che c’è chi è morto per un parcheggio. Il fatto è che spesso cerchiamo nemici, ma non siamo che noi".

C’è un aspetto o una parte che ha scoperto rileggendo attentamente il grande poema di Omero?

"Il senso di verità e di amicizia. I guerrieri che parlano attorno al fuoco per rimandare la guerra, la ricerca di una vera serenità e pace. Tutto è stato tramandato oralmente perché venisse riconosciuto e ricordato ai posteri. Mi fa capire quanto sia importante l’educazione civica, quanto possa essere significativo per un giovane che a volte non sa come comportarsi, che non ha modelli di riferimento in un periodo in cui si corre dietro solo al denaro".

Pensa che qualcuno possa venire a teatro perché in scena c’è il maresciallo Fenoglio nei cui panni ha ottenuto un grande successo nella recente serie televisiva?

"Noi speriamo che tutti vengano a teatro per l’Iliade, perché interessati a questo testo. Poi non c’è nulla di male se in scena c’è l’attore o l’attrice preferiti. Però assicuro che questo testo attira, cattura l’interesse e piace, è quanto abbiamo potuto toccare in questo periodo. I giovani ne vanno matti, alcuni sono venuti a teatro obbligati e titubanti ma ne sono usciti esaltati. Parlando con loro c’è chi ha definito rock o pop il testo, ma a parte questo si divertono per una proposta in cui prendiamo per i fondelli i potenti. Noi giochiamo a prendere in giro il potere e il pubblico ci ringrazia, ride ma riflette anche".

Come si è sentito nei panni del conte Monaldo Leopardi nella serie tv girata per RaiUno? "Tanta roba. Con il regista Sergio Rubini abbiamo parlato molto di questo uomo che era fiero del figlio e lo faceva esibire, ma ne era anche frustrato perché Giacomo aveva un talento nettamente superiore al suo. È stato per me un onore vestirne i panni e non vedo l’ora di vederlo sul piccolo schermo, ne sono incuriosito". Info: 0733 812936 e 071/2072439