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21 mag 2022

"A rischio parte del raccolto Speriamo arrivi l’acqua"

Coldiretti: temperature anomale e scarse precipitazioni stanno dando i primi effetti. L’agricoltore Angelelli: ci attrezziamo coi laghi artificiali, ma la situazione è critica"

21 mag 2022

Dall’inizio dell’anno alla prima decade di maggio, in provincia i pluviometri hanno segnato -43% nell’area montana e -46% in quella collinare. Zoomando, a marzo -77%, aprile -50%, maggio -39% in montagna e -76%, -60% e -78% in collina. "Le temperature anomale unite alle scarse precipitazioni – afferma il presidente Coldiretti Macerata Francesco Fucili – stanno iniziando ad avere i primi effetti, soprattutto sugli ortaggi in pieno campo, che cominciano a maturare in contemporanea. Alla carenza di acqua bisogna sopperire con irrigazioni frequenti (le alte temperature favoriscono l’evaporazione). E purtroppo non ci sono buone aspettative per la prossima settimana".

"La preoccupazione è anche per le colture primaverili messe a dimora in questo periodo, come il girasole nelle zone litoranee o i piselli proteici. Ma pure per il mais, le barbabietole da zucchero e i cereali, che per adesso sembrano ancora reggere l’urto di questa ondata di caldo; però, se dovesse perdurare, c’è rischio di perdere parte della produzione. I vigneti ora sono nel pieno vigore vegetativo e una pioggia rappresenterebbe la cosiddetta manna dal cielo. Non vogliamo fare allarmismo, ma dobbiamo tenere sotto controllo il meteo e sperare che, da qui ai prossimi dieci giorni, arrivi acqua". E aggiunge che il grano duro inizia a seccarsi sui terreni più aridi, soprattutto sui ristoppi. "Le variazioni climatiche – spiega Ulderico Angelelli, titolare di un’azienda specializzata in ortaggi e fiori a Piediripa di Macerata, nella vallata del Chienti – si ripercuotono sul lavoro agricolo. Gli ultimi dieci anni sono stati pesanti, non solo per la siccità ma anche per l’estremizzazione dei fenomeni meteorologici, con grandine e vento forte. Si passa dal caldo eccessivo ai temporali devastanti per le colture, senza passaggi graduali. Siamo in primavera, che dovrebbe essere generalmente una stagione abbastanza piovosa, e invece pure quest’anno è caduta pochissima pioggia. Quando è piovuto, al massimo il suolo agrario è stato bagnato di 10 centimetri, un palmo. In pratica l’acqua non ha fatto in tempo a scendere in profondità; per fortuna il terreno garantisce di per sé un minimo di umidità per non far seccare le colture ma, se la carenza di precipitazioni dovesse protrarsi, vedremo conseguenze più evidenti". Intanto mostra i primi segni della siccità sui campi di asparagi e fave. Come attrezzarsi allora? "Con laghi e laghetti artificiali a proprie spese – aggiunge Angelelli –. Bisogna dire che i consorzi di bonifica hanno cercato di salvaguardare l’alveo del Chienti e del Potenza per non peggiorare la situazione. La situazione però resta critica. I piani di sviluppo rurale della Regione e la strategia dell’Unione europea spingono ad adottare sistemi di irrigazione parsimoniosi, nel rispetto dell’ambiente, per evitare lo spreco di acqua".

Ad esempio lui utilizza l’irrigazione a goccia tramite manichetta gocciolante, per umidificare il terreno. "Dato che l’acqua è poca – afferma l’agricoltore – va usata in maniera efficiente, con nuove tecniche. Tra le soluzioni a lungo termine invece ci sono delle tecniche di evoluzione assistita (o Tea), che rappresentano l’ultima frontiera del miglioramento genetico e rendono la piante più resistente. Credo che nel futuro ci aspetti questo, di fronte ai cambiamenti climatici".

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