Treia (Macerata), 21 giugno 2020 - "Possono vuotare la lavatrice, consegnare un oggetto o fermare un bambino che tenta di allontanarsi. E soprattutto aiutano l’autostima di un disabile: gli consentono di socializzare e gli regalano amore incondizionato". A Treia, in provincia di Macerata, c’è l’unico allevamento italiano di labrador per l’assistenza dei disabili motori e psichici. A creare l’associazione ‘Il mio labrador’ è stato, nel 2014, Andrea Zenobi, con l’aiuto di un amico, Paolo Morresi. Ora ha la collaborazione della compagna Eleonora Gironella e di due educatori cinofili, Francesca Marucci e Giuseppe Del Rosso. Addestra cani che poi andranno in tutta Italia.

"Tutto è partito dal fatto che volevo lavorare con i cani e aiutare il prossimo – racconta Zenobi –. Ero già educatore cinofilo e specializzato in interventi di assistenza con gli animali, poi sono andato a imparare il metodo dell’associazione Le Copain in Svizzera. Alla fine ho avviato qui la mia attività".

Quanti cani ha addestrato?

"Ne ho consegnati 21, ora ne ho 18 in fase di addestramento. E 16 persone in lista d’attesa".

Quanto costa uno di questi labrador?

"Considerando che bisogna acquistare un cucciolo, che costa 6-700 euro, mantenerlo e addestrarlo per due anni e poi seguirlo anche in casa del disabile, il prezzo in teoria si aggirerebbe tra i 15mila e i 20mila euro. Ma io chiedo solo un rimborso spese di 2.700. I primi dieci cani li ho regalati, perché ci tenevo moltissimo a aiutare chi è in difficoltà. Poi purtroppo non ce l’ho fatta più e ho iniziato a chiedere questo contributo minimo, che però spesso è troppo per le famiglie: occuparsi di un disabile è costosissimo".

Non ha altri contributi?

"Pochissimi. Ogni tanto organizziamo qualche evento, o vendiamo i calendari, qualcuno ci dà una mano, ma all’inizio di ogni mese non sappiamo bene in che modo arrivare alla fine. Andiamo avanti, perché amiamo questo lavoro. Ma qualche aiuto in più servirebbe, con la passione non si pagano i conti".

Che tipo di cani addestrate?

"Quasi sempre labrador o golden retriever. Li prendo da allevatori che conosco nelle Marche, in Umbria e a Vicenza. Selezioniamo le linee di sangue, perché devono essere animali molto equilibrati. Il massimo sarebbe stato prenderli al canile, ma non si sa sempre da quali esperienze arrivino e non me la sento di rischiare: questi animali devono essere una soluzione, non un problema in più in famiglia".

Ma cosa può fare un cane per una persona disabile?

"La maggior parte dell’aiuto è per la compagnia. Un disabile, soprattutto se lo diviene dopo un incidente, tende a chiudersi in se stesso: occuparsi di un cane aiuta l’autostima, perché ci si deve prendere cura di qualcuno che contraccambia con un amore incondizionato. Poi fanno molte cose: raccolgono da terra gli oggetti, aprono le porte antipanico, vuotano la lavatrice, aprono i cassetti, aiutano a togliere giubbetti o i calzini, cose semplici che però possono essere complicate per chi è in carrozzina. Sono addestrati a camminare al fianco senza tirare, anche se incrociano altri cani".

E con le disabilità cognitive?

"Sono utili in primo luogo per la compagnia. Abbiamo dato cani a bambini autistici, e l’autismo ha forme diversissime: seguiamo quanto ci indicano la famiglia e i terapeuti. Gli autistici sono abitudinari, e nutrire il cane sempre alla stessa ora li tranquillizza. Il cane poi impara a mettersi davanti al bambino, quando si esce, se cerca di allontanarsi. E un bimbo autistico può passare ore con i videogiochi, ma con il cane impara a socializzare".

Le hanno raccontato episodi particolari legati ai suoi cani?

"A San Benedetto c’è un ragazzo con la sindrome di Dravet, epilettico e con un grave ritardo cognitivo; camminava, ma con difficoltà, e usava sempre la carrozzina. Da quando ha il cane ha abbandonato la carrozzina. Una ragazza, con la tetraparesi dalla nascita, si è portata il cane a Padova, dove frequenta l’università. Per tanti genitori, il cane consente di avere qualche minuto di libertà e serenità".