Un'aula universitaria

Macerata, 18 ottobre 2017 - Continua a far parlare l’episodio avvenuto all’Università, quando una docente ha invitato gli studenti che lo desideravano a unirsi a lei per recitare un’Ave Maria per la pace. Prima l'intervento del vescovo Nazzareno Marconi che ha ironizzato: "Chiediamo scusa per aver destabilizzato la serenità di un’Università"

Il mondo della cultura, quello religioso e i comuni cittadini si divino.

"Quello che colpisce, al di là del caso specifico, è che parecchia gente consideri normale quanto accaduto". Così Gabriele Cingolani, insegnante alle superiori e fino all’anno scorso responsabile della didattica per l’Istituto storico della Resistenza. "L’Università deve essere laica e inclusiva – dice –, evitare qualsiasi tipo di azione esclusiva. Ciò che stupisce, e deve interrogarci, è che la laicità delle istituzioni non è data per scontata. C’è un dettato costituzionale, nessuna distinzione di sesso, razza, religione. Poi non dico che sia un peccato mortale dire un’Ave Maria a lezione. È vero che una preghiera è una cosa semplice, però io, da educatore, cerco sempre di mettermi nei panni dell’altra persona, degli studenti che ho davanti. In classe ho persone musulmane e penso anche di altre religioni, o magari non credenti. Non è solo questione di urtare la sensibilità di chi si ha di fronte, ma proprio di deontologia professionale. Ciò apre a una deriva, potenziale, dell’uso di un luogo come quello universitario. Può diventare spazio di propaganda, per esempio". 

La prof: "Non ho obbligato nessuno"

Don Giancarlo Vecerrica, vescovo emerito della diocesi di Fabriano-Matelica, invita a non gonfiare la vicenda della lezione universitaria interrotta da un paio di preghiere, e a occuparsi piuttosto le questioni serie. E puntualizza che sull’argomento non c’è da schierarsi. "Sono questioni molto complesse – sottolinea il vescovo Vecerrica –. La preghiera è un atto nobile dell’uomo. Non va strumentalizzata, né in un senso né in un altro. Non voglio condannare nessuna delle parti in causa (cioè la professoressa o l’università). Il mio invito è invece, da un lato, di vivere con semplicità spazi e tempi della preghiera, che siano quelli adatti, allo stesso tempo senza però andare ad enfatizzare queste vicende (come una preghiera durante una lezione) che di sicuro non complicano la nostra vita. Occupiamoci piuttosto di discutere e affrontare problemi seri della vita, che sono ben altri. Non certo questi".

L'ira del rettore: "Fatto censurabile, chiedo scusa"