Muhamad Riaz, 44 anni, è già in carcere
Muhamad Riaz, 44 anni, è già in carcere

Macerata, 21 marzo 2018 - Resta in carcere Muhammad Riaz, il pakistano 44enne finito in carcere dopo la morte della figlia 19enne Azkaa, avvenuta il 24 febbraio, accusato di omicidio preterintenzionale e violenza sessuale. Lo ha deciso il tribunale del riesame di Ancona, respingendo il ricorso che era stato presentato dall'avvocato Francesco Giorgio Laganà.
 

Quel sabato, nel tardo pomeriggio di un giorno piovoso, la ragazza era stata investita a Trodica di Morrovalle. Ma l'uomo al volante aveva dichiarato di averla trovata già lunga sulla strada al suo arrivo. Era emerso poi che, di lì a quattro giorni, la 19enne avrebbe dovuto essere sentita, insieme con i fratelli e le sorelle, in un incidente probatorio in tribunale, perché il padre era accusato di aver abusato di lei e di aver maltrattato lei e gli altri figli. Inoltre sull'auto che l'avrebbe investita non sembravano esserci segni dell'impatto, e alcune lesioni al volto avevano insospettito gli agenti della Polstrada di Civitanova e i carabinieri. E così l'uomo era stato arrestato per omicidio preterintenzionale; qualche giorno dopo, una misura identica lo ha raggiunto già in carcere a Montacuto per l'accusa di violenza sessuale ai danni della figlia.


Lui ha sempre respinto ogni accusa, e fin dall'inizio ha chiesto di poter uscire dal carcere per occuparsi anche della sepoltura della figlia, la cui salma per il momento è comunque sotto sequestro. L'uomo è l'unico familiare, visto che la mamma si trova in Pakistan. L'avvocato Laganà ha dunque chiesto al tribunale del riesame di rimettere in libertà il pakistano, sostenendo che non c'erano i gravi indizi di colpevolezza, né le esigenze cautelari.

In primo luogo, sebbene Riaz stesse organizzando un viaggio Pakistan non ci sarebbe stato alcun pericolo di fuga perché la polizia sarebbe in grado di controllare i suoi spostamenti. Quanto al pericolo di reiterazione del reato, gli altri figli dell'uomo sono da mesi in una struttura protetta, in seguito alle denunce presentate contro il padre, dunque non correrebbero alcun pericolo se lui tornasse a casa sua, a Montefano. Infine le lesioni all'omero, alla clavicola, al femore sono tutte sul lato sinistro del corpo di Azkaa e compatibili con l'investimento; perché – ha chiesto il difensore ai giudici di Ancona - solo quella alla mandibola, sempre sul lato sinistro del volto, non è stata ritenuta conseguenza dell'impatto con l'auto? Nessuno comunque ha visto la ragazza fuggire, non ci sono prove che sia stata aggredita o picchiata dal padre.
Ma sulla base di quanto emerso con le indagini svolte da Polstrada e carabinieri di Civitanova, i giudici del riesame ieri pomeriggio hanno respinto il ricorso di Riaz. Il pakistano per il momento resta in carcere a Montacuto.