La bara con il corpo di Azkaa Riaz
La bara con il corpo di Azkaa Riaz

Macerata, 27 febbraio 2018 - E’ stato l’investimento a uccidere la diciannovenne Azkaa Riaz, sabato sera, lungo la strada provinciale a Trodica di Morrovalle (FOTO). Lo ha stabilito l’autopsia, disposta all’interno dell’inchiesta che vede indagato per omicidio stradale l’uomo al volante dell’auto che l’ha presa sotto, e per omicidio preterintenzionale il padre di lei, portato in carcere come fermo di indiziato di reato. L’uomo, Muhamad Riaz, 44 anni, era già sotto inchiesta per maltrattamenti in famiglia, legati anche al fatto che lei avrebbe reclamato una maggiore libertà, e sul viso della ragazza sono state trovate tumefazioni sospette. Ieri, dalle 12 alle 19 si è svolta l’autopsia all’obitorio di Macerata, eseguita dal medico legale Roberto Scendoni, incaricato dal sostituto procuratore Micaela Piredda.

Il corpo della diciannovenne è stato sottoposto alla Tac. Sono emerse lesioni compatibili con l’investimento dell’auto e tracce di percosse che però non sarebbero risalenti a poco prima della morte della ragazza. C’è anche la frattura di una mandibola, che potrebbe essere stata causata anche dalla Ford C-Max. Su queste serviranno ulteriori accertamenti, per chiarire a quando possano risalire. La causa della morte comunque sarebbe il politrauma da incidente. «La ragazza è morta per lo schiacciamento – ha commentato l’avvocato Francesco Giorgio Laganà, che assiste il padre di lei –. Dunque tutte le altre ricostruzioni, in base alle quali il padre è stato portato in carcere, a questo punto sono fantasiose. E’ possibile anche che quando è sopraggiunta l’auto Azkaa fosse a terra, ma il motivo non si conosce, e non sembra ci siano elementi per dire che fosse stata picchiata e abbandonata lì in terra».
Bisognerà vedere come saranno valutati questi elementi domani, nell’udienza di convalida del fermo di Muhammad Riaz. Il conducente dell’auto, Zeljko Ivanetic, un croato di 52 anni residente a Montacosaro, assicura che lei era già a terra, e con il buio e la pioggia di sabato sera sarebbe stato impossibile vederla ed evitarla. Per lui, l’avvocato Marco Poloni ha nominato come consulente il medico legale Francesca Tombesi, che ha partecipato all’autopsia con il consulente del padre di Aizkaa, il medico legale Adriano Tagliabracci. 
Intanto, il padre in carcere è disperato. «E’ distrutto da questa vicenda – racconta l’avvocato Laganà – e chiede sempre di pensare a sua figlia. I pakistani tengono moltissimo a riportare i defunti in patria, e lui è disperato perché, stando in carcere, non potrà pensarci. Mi chiede sempre chi penserà ora a sua figlia, chi si prenderà di sua figlia la cura che merita». Dell’accusa di maltrattamenti non dice nulla, «ma perché mai la figlia, se fosse stata maltrattata da lui, sarebbe rimasta a viverci insieme, quando le sorelle e i fratelli sono stati portati via? Se davvero voleva più libertà dal padre, avrebbe approfittato dell’occasione per andarsene».

Per fare luce sull’accusa di maltrattamenti, per domani era stato fissato l’incidente probatorio allo scopo di sentire i figli. A chiederlo era stata lo stesso sostituto procuratore Piredda, per questo quando ha sentito il nome della vittima si è insospettita e, vedendo i segni sul viso della ragazza, all’alba di domenica ha disposto il fermo del padre per omicidio preterintenzionale.