Macerata, 8 luglio 2018 - Il fascicolo delle indagini si perde, e una banda arrestata per un furto al bancomat torna libera. Un esito anomalo per il procedimento a carico di Vito Ferorelli, Carlo Grossi, Luca Giordano, Vincenzo Capone, Rocco Di Gaetano e Alessandro Cappelluto. I sei, tutti della provincia di Foggia, erano stati arrestati nella notte di venerdì 12 gennaio nei pressi di una banca a Casette Verdini di Pollenza.

I carabinieri avevano bloccato una Fiat Multipla e un’Audi con a bordo il gruppo: oltre a torce, cacciaviti e passamontagna, vicino all’Audi, nascosto sotto una pianta, era stato trovato un attrezzo simile a un ariete, molto pesante, con polvere da sparo e innesco. Questo sarebbe servito a far esplodere il bancomat. C’erano anche numerosi chiodi a quattro punte, da lasciare a terra per coprirsi la fuga, come era avvenuto ad Apiro a novembre. Proprio indagando su quell’episodio i carabinieri erano arrivati al gruppo, monitorato e poi bloccato appena si era riavvicinato in zona.

Dopo l’udienza di convalida degli arresti per il tentato furto, il tribunale aveva messo ai domiciliari con il braccialetto elettronico Di Gaetano, Ferorelli, Grossi e Capone, mentre agli due era stato imposto l’obbligo di dimora.

In seguito però il tribunale di Macerata aveva inviato gli atti a Foggia, ritenendo che la competenza territoriale sulle indagini fosse di quel tribunale. Il tribunale di Foggia allora aveva eccepito un conflitto di competenza territoriale positivo, inviando gli atti alla Cassazione.

Un mese dopo, il tribunale di Macerata ritirò la sua dichiarazione di incompetenza e richiese il fascicolo a Roma. Ma da allora non se ne hanno più notizie: è sparito. A Macerata è tornato solo il cosiddetto sottofascicolo, con gli atti che riguardano la questione della competenza. La Cassazione ha dichiarato di non avere altri atti, lo stesso la cancelleria del tribunale di Foggia, che ha mandato tutto a Roma. Mentre dalla procura di Macerata partiva la denuncia dell’accaduto alla procura generale, il tribunale di Macerata nei giorni scorsi ha chiesto ai difensori di depositare le copie degli atti in loro possesso, per tentare di ricostruire il fascicolo disperso. Ma i difensori non avevano tutto il contenuto relativo agli atti svolti per mesi dai carabinieri.

Così, in mancanza di questi e anche in considerazione che ormai sono passati quasi sei mesi, non si è potuto fare altro che revocare le misure cautelare per tutti e sei. L’unico a non essere libero è Capone, arrestato dalla procura di Teramo per associazione a delinquere finalizzata ai furti ai bancomat con altre persone, per episodi avvenuti in Abruzzo, nelle Marche e altrove. Gli altri sono tutti liberi.