Macerata, 17 maggio 2018 - «I compagni di scuola mi dicevano che le mie gambe erano come un aeroporto, che io non potevo permettermi di indossare i pantaloncini. Non sono andata neanche al mare, quell’estate. Poi ho smesso di mangiare del tutto, a parte acqua e frutta. Sono passata da 70 chili a 29 finché non mi hanno ricoverata in codice rosso. E mi hanno detto che ero anoressica». Chiara Trovarelli, di Montecassiano, ha 20 anni: ne ha impiegati tre per riprendersi da quel terribile disturbo per cui si ha disgusto del cibo fino al rifiuto totale di nutrirsi. E non è cosa rara: «Solo dal Maceratese, nell’ultimo anno mi ha contattata una decina di persone – spiega –, chiedono se posso aiutarli per guarire dall’anoressia. Affligge sia maschi che femmine». Ora Trovarelli, che ha avuto la forza di uscirne, viene chiamata dalle scuole per andare a parlare ai ragazzi: è già stata a ragioneria a Macerata e all’Itis di San Severino e ha partecipato a una conferenza al Salesi di Ancona. «Vorrei essere d’aiuto a tutte quelle ragazze che stanno vivendo ciò che ho passato io e dire loro che la vita va vissuta minuto per minuto, senza farsi del male». Il suo calvario, tra bulli e anoressia, inizia in terza media: oltre agli insulti, le prese in giro.

«Tu non cadi mai, hai le gambe troppo grandi», la sfottevano. Poi il passaggio alle superiori. «La situazione è precipitata velocemente – racconta Trovarelli –. A Natale non mi veniva più il ciclo già da tre mesi. Per non mangiare trovavo varie scuse per i miei genitori, siccome loro lavoravano, quando rientravano dicevo che avevo già mangiato e inventavo una descrizione del pranzo. Andavo in palestra tutti i giorni, e quando tornavo a casa facevo la doccia e andavo in camera. Ho passato un lungo periodo solo a scuola e in palestra – spiega –, senza vedere nessuno dopo le lezioni. Studiavo tantissimo, mi ero rifugiata nei libri, infatti a scuola andavo bene ed è stato poi questo che mi ha fatto evitare la bocciatura. Mia madre sperava fosse solo un’ossessione temporanea, mentre mio padre non aveva nemmeno capito di cosa si trattasse».

Il tempo a casa era dedicato anche alle ricerche su internet: scrivendo «come fare per dimagrire» appare una lista immensa di siti che trattano l’argomento. Ma come funziona il forte desiderio di perdere peso, fino a farsi così male? «A parte come mi sentivo a scuola – spiega Trovarelli –, c’erano i problemi in famiglia. Non riuscivo più a reggere tutto. Quando sono dimagrita così tanto, vivevo una situazione paradossale, da una parte mi vergognavo di uscire perché ero troppo magra e dall’altra mi vergognavo di uscire perché non ero magra abbastanza, secondo l’ideale che avevo in testa. Quindi non mi sono più fatta vedere in giro».

«A gennaio del primo superiore – ricorda – pesavo ormai 29 chili. Perdevo i sensi spesso, finché un giorno non sono svenuta durante il compito di latino. Lì mi hanno fatto fare le analisi. A giugno, al ritorno da un viaggio con mia madre, mi hanno ricoverata al Salesi, in codice rosso, poi un lungo periodo in rianimazione con varie complicazioni. E finalmente, due mesi dopo, sono uscita dall’ospedale. Per ricominciare a vivere c’è voluto del tempo, con un lungo percorso con la psicologa, e con la nutrizionista che ancora mi segue. Senza l’appoggio della famiglia, e dei miei amici più cari che mi hanno sempre incoraggiata anche nel momento più buio, oggi non sarei qui a raccontare la mia storia». Ora fa la commessa in un negozio di fiori: dopo quell’incubo aveva provato a tornare a scuola. «Mi sentivo evitata da tutti, ho smesso di andare. Ora sto bene, finalmente».