Culle in ospedale
Culle in ospedale

Macerata, 8 luglio 2019 - Culle sempre più vuote anche in provincia. In sette anni, dal 2012 al 2018, il numero dei nati è passato da 2.759 a 2.211, 548 in meno, un decremento medio di 78 bambini all’anno. L’anno scorso, la cicogna ha saltato i Comuni di Bolognola, Monte Cavallo e Poggio San Vicino, dove nessuno è venuto al mondo, e ha lasciato una simbolica testimonianza a Camporotondo, Castelsantangelo sul Nera e Monte San Martino, Comuni in cui è stata registrata una sola nascita. Numeri molto piccoli anche a Gualdo (due nati), Cessapalombo, Fiastra, Serravalle, (quattro), Fiuminata, Gagliole, Penna San Giovanni (cinque), Colmurano, Loro Piceno, Muccia, Sefro e Serrapetrona (sei). La fotografia dell’Istat è davvero preoccupante, non solo perché evidenzia un declino demografico iniziato da tempo, ma anche perché questo riguarda in particolare le aree dell’entroterra, quelle più colpite dal terremoto, segno tangibile del rischio che stia venendo meno una speranza per la ripresa.

Tutti gli indici portano il segno meno. Il saldo naturale è negativo di 1.279 unità (3.490 morti contro 2.211 nati), ma anche quello migratorio è negativo di 853 unità (sono arrivate in provincia 8.124 persone, se ne sono andate 8.977). Anche le coppie straniere, generalmente più prolifiche di quelle italiane, hanno messo al mondo meno figli, e comunque è fortemente diminuito il numero degli stranieri: nel solo 2018 si è passati da 30.329 a 30.024, 305 in meno.

Nel 2014, anno in cui è stato toccato il picco, gli stranieri residenti erano 34.562: nel giro di quattro anni sono diminuiti di 4.538 unità. In questo scenario sono pochi i Comuni che registrano un aumento della popolazione, ormai sempre gli stessi, a partire da Civitanova, da alcuni anni capitale demografica della provincia, Comune che non a caso fa registrare il più alto numero di nati, 317. Macerata segue con 312, Recanati con 146, Tolentino con 138, Porto Recanati con 112 e Potenza Picena con 103. Nel calo generale, in linea con quanto sta accadendo in tutta Italia, la nostra realtà si trova a fare i conti con dei problemi sempre più complessi.

L’entroterra, in questi giorni d’estate affollato nei week-end, lo è molto meno negli altri giorni e nelle altre stagioni: se non si accelera nella ricostruzione e non si danno segnali di fiducia significativi, anche con sforzi straordinari delle istituzioni, il rischio dello spopolamento definitivo in alcuni Comuni è concreto. La concentrazione della popolazione lungo la fascia costiera sta accentuando uno squilibrio esistente da tempo, congestionando le aree litoranee, con ciò che questo comporta in termini di urbanizzazione, inquinamento e fruizione di servizi.