Il cantiere per il nuovo monastero
Il cantiere per il nuovo monastero

Camerino (Macerata), 21 marzo 2018 - «Potevamo andare altrove, ma qui c’è la nostra casa e la comunità di Camerino è la nostra famiglia, e se per prime non ci crediamo noi, allora chi lo fa?»

Suor Cristiana e suor Vittoria ci aprono le porte del Monastero delle Sorelle Povere di Santa Chiara di Camerino. Distrutto dalle scosse di ottobre 2016, il monastero fu costruito da Giulio Cesare da Varano per far tornare in città la sua figlia prediletta, Santa Camilla Battista, che qui ancora riposa. Da un anno e mezzo però le sei clarisse terremotate sono ospitate al monastero di San Severino, ma non si sono mai perse d’animo e mai hanno desiderato andarsene altrove («Ci avevano offerto un monastero tutto per noi», raccontano) ed oggi seguono giornalmente i lavori per la realizzazione della nuova struttura.

«La abbiamo pensata nei minimi dettagli – raccontano le sorelle addentrandosi nel cantiere – perché sappiamo che qui dovremo restarci per anni. Sarà realizzata con le donazioni della Caritas Ambrosiana e una parte la copriremo noi con un mutuo, su progetto dell’ingegnere Cristina Compagnucci. È stata lunga, la burocrazia in questi casi è ancora più ingarbugliata, e ci vorrà ancora qualche mese prima di poterla inaugurare. Ma quel giorno faremo una grande festa con tutta la comunità».

Il nuovo monastero – una struttura completamente in legno, di circa 400 metri quadrati – sta sorgendo nel cortile dell’edificio inagibile, grazie all’impresa Profilart di San Benedetto. Ci sarà una grande chiesa, al centro, e tutto intorno, ad «u», sarà realizzata la zona di clausura e una piccola foresteria, «per ospitare chiunque vorrà passare da noi», spiegano Suor Cristiana e suor Vittoria, con gli occhi brillanti e l’immancabile sorriso. Sulla destra della chiesa, il parlatoio, le sei camere e due bagni: e poi, girando in senso orario, la sala comune, la cucina, una piccola dispensa e lavanderia.

«Ci siamo tenute 120 metri quadrati per noi, 80 per la foresteria, che avrà 10 posti letto, bagno e cucina – hanno aggiunto – il resto sarà la nuova chiesa. Camerino ha bisogno di un luogo che sia sempre aperto, perché oggi tutte le chiese sono chiuse. La gente ci ha chiesto un posto dove poter pregare per trovare la speranza per affrontare questo lungo periodo di ricostruzione. E noi vogliamo star loro vicino, esattamente come tutti loro sono stati vicini a noi in questi mesi. Un bene così come fai a non accoglierlo?».

E l’accoglienza è da sempre la firma delle clarisse di Camerino, che oggi non vedono l’ora di tornare a casa. «E poi in mezzo, sopra al portone ci sarà un rosone bellissimo, tutto colorato. E fuori le campane, tre, così quando le suoneremo ci sentirà tutta la città».