Il questore Antonio Pignataro (Foto Calavita)
Il questore Antonio Pignataro (Foto Calavita)

Macerata, 31 maggio 2019 - «La Corte di Cassazione ha espresso un principio fondamentale, che io e tutta la questura di Macerata abbiamo sostenuto da sempre». Il questore Antonio Pignataro ha appreso con soddisfazione la notizia della decisione delle sezioni unite sulla vendita delle infiorescenze di cannabis, battaglia su cui si è speso da mesi, con quello che è stato definito il «modello Macerata». 

Questore, come è nato questo impegno contro i cannabis shop? 
«Poco dopo il mio arrivo a Macerata, sono venuti da me genitori in lacrime, che mi hanno chiesto di aiutarli, perché il loro figlio faceva uso di queste sostanze ed erano preoccupatissimi, disperati. E come loro anche altri. Ho promesso a queste mamme di assolvere alle mie funzioni, è come se avessi preso un altro incarico dopo quello ricevuto dal capo della polizia. È iniziato così il contrasto a ogni forma di criminalità e illiceità anche su questi negozi. Con il procuratore capo, Giovanni Giorgio, abbiamo studiato la materia e cercato un punto debole: la norma per la commercializzazione della cannabis non consentiva anche la commercializzazione di prodotti con il principio attivo». 

Eppure, c’è chi sostiene che sarebbe più efficace liberalizzare la vendita della cannabis. 
«Basta vedere gli ultimi studi delle università più prestigiose: dicono tutti che questa sostanza fa male. Non è una sigaretta e non è neppure come l’alcol, danneggia il cervello specie alle persone tra i 14 e i 19 anni. Mi sono confrontato con esperti anche all’estero, sono tutti concordi sulla pericolosità della cannabis. D’altra parte, Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco, i magistrati Falcone e Borsellino, il capo della polizia e le persone che hanno a cuore le sorti dei ragazzi, hanno concordato sul fatto che non si possa parlare di droghe leggere e pesanti». 

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È stato anche criticato per la chiusura dei negozi. Non ha mai pensato di lasciare correre? 
«Nessuna minaccia mi può impaurire o fermare. Sono certo di avere salvato qualche ragazzo e per me è questo che conta. Ho rischiato le cause di risarcimento da parte dei titolari dei negozi, ma oggi sono felice per la sentenza che tutela i giovani. E poi ho avuto il sostegno del vescovo Marconi, che ha avuto il coraggio di esporsi sotto elezioni, e ha giustamente ricordato i forti interessi economici dietro questi prodotti. Ho avuto un grande appoggio anche dalle comunità di San Patrignano e Incontro. La vita con me è stata generosa, voglio ricambiarla con gli altri, combattendo ogni forma di criminalità». 

Ora la Cassazione le ha dato ragione. 
«Se i giudici avessero deciso diversamente, avrei rispettato la sentenza, pur rimanendo convinto delle mie ragioni e di avere fatto il mio dovere. Ora arriva uno stop alla vendita di questa sostanza, se non per prodotti come olio o farina. La verità è che parliamo di interessi economici biechi, una barbarie senza umanità che disprezza la vita».