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19 giu 2022

Che bello sarà ritrovarsi tutti all’ospedale

19 giu 2022
valentina
Cronaca

Valentina

Capecci

Ho letto di un decalogo (sperimentale)

per contenere

il sovraffollamento nei pronto soccorso. Che in un Paese normale significherebbe ampliamento delle strutture e più medici. Ma siccome il tetto di spesa è rasoterra e i laureati in medicina più rari del sarchiapone, gli amministratori si sono dovuti inventare fantasiose alternative tipo l’inserimento del bed manager (un esperto in procedure di ricovero sebbene, qualificato così, pare che ti rincalzi

le coperte) e dello psicologo per contrastare eventuali tensioni e conflitti. Cioè, aspetti sempre 15 ore prima che qualcuno si occupi delle tue infermità, ma ci sarà un professionista a tenerti calmo. E io, giuro, questo qua vorrei vederlo all’opera. A meno che non sopprima gli scoppi d’ira con la sedazione (rischiosa con un malato, spesso anziano, di cui non sa nulla) cosa potrebbe mai dire o fare per infondere serenità a incidentati, fratturati, indisposti che si torcono per il dolore? Che va tutto bene? Che trascorrere un’intera giornata su una sedia, circondati da altri sfortunati afflitti, è una esperienza impagabile? Però, per diradare la calca, il decalogo prevede anche che alcune attese siano dirottate in strutture alberghiere e allora la cosa si fa interessante. Chi non simulerebbe un colpo della strega in una città di mare pur di godersi una notte di vacanza in bell’hotel, magari con l’aria condizionata e la colazione inclusa? In sintesi il decalogo ci piace, trasformerà la medicina d’urgenza da Caienna a sito organizzato, accudente

e confortevole. Se un tempo, piuttosto che marcire tra quelle quattro mura disadorne e avvilenti ci saremmo ricuciti da soli le ferite come Rambo, ora è un’altra musica. E siccome tante sere non si sa che fare... accusiamo una congestione

e troviamoci lì. Ma dobbiamo affrettarci, la sperimentazione a settembre scade. Dopo

di che, semmai rilevassero una esagerata affluenza di codici verdi (già se ne lamentano) vorrei ricordare che il paziente non sa se l’affanno di cui è preda è ansia o infarto. Se il capogiro è un calo di zuccheri o un ictus. Questo glielo può dire unicamente quella inaccessibile creatura mitologica chiamata dottore.

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