ALESSIO BOTTICELLI
Cronaca

"Comunità energetica, grande risultato"

Firmato il protocollo tra l’Unione Monti Azzurri e tredici Comuni. Si chiude un iter avviato nel 2012, la sostenibilità diventa realtà

"Comunità energetica, grande risultato"

"Comunità energetica, grande risultato"

Dopo un iter durato più di dieci anni, è stato finalmente firmato il protocollo d’intesa tra l’Unione montana Monti Azzurri San Ginesio ed i suoi tredici comuni (Belforte del Chienti, Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo, Colmurano, Gualdo, Loro Piceno, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Ripe San Ginesio, San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano, Serrapetrona) per l’avvio di una comunità energetica: "La giornata di oggi è stata il resoconto di una serie di iniziative partite con il patto dei sindaci del 2012 ed il relativo piano di azione – ha spiegato Giampiero Feliciotti, presidente dell’uUnione -; gli stessi sindaci hanno cominciato a fare attenzione sulla sostenibilità, al che sono nati i contratti di fiume e successivamente la Green Community, grazie alla quale abbiamo ottenuto come unica unione montana della regione Marche un importante finanziamento con annessi tanti progetti. Successivamente al sisma del 2016 – prosegue Feliciotti - tutti e tredici i Comuni hanno dato mandato all’Unione quale capofila per fare il progetto delle comunità energetiche, dopodiché siamo riusciti ad ottenere un finanziamento di 13 milioni e 700 mila euro ed oggi, finalmente, sottoscriviamo il protocollo dopo tante problematiche di carattere ministeriale con l’Europa. Da oggi – conclude il presidente dell’Unione montana - questo territorio cerca coeso di risorgere con delle azioni che servono a portare imprenditorialità nuova e di conseguenza nuove residenze". Presente alla cerimonia tenutasi al Campus della Simonelli Group a, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli: "La ricostruzione è uno strumento che nasce dalla tragedia, ma che può essere una formidabile occasione per esercitarci in un’attività, quella di riprogrammare il futuro – ha spiegato il senatore -: riprogrammare consente di avere una visione, che ci consentirà di archiviare definitivamente l’idea di una ricostruzione solo materiale e di agganciare le prospettive dell’Appennino a quelle dell’uomo e del mondo, governando la transizione ambientale e dando così un senso nazionale alla ricostruzione. La capacità di contrastare la crisi demografica ha un immediato riflesso sulla nostra possibilità di superare la crisi climatica perché sono facce della stessa medaglia: in un paese come l’Italia, altamente vulnerabile dal punto di vista sismico e altamente esposto al rischio di dissesti idrogeologici, governare con la presenza umana gli Appennini vuol dire appunto ridurre gli effetti delle crisi climatiche".