Il medico Sauro Bruè e la moglie Carla Palazzo sono sposati da 48 anni
Il medico Sauro Bruè e la moglie Carla Palazzo sono sposati da 48 anni

Macerata, 28 maggio 2020 - Finalmente la rinascita, dopo cinquanta giorni di terapia intensiva al Covid Hospital di Civitanova Alta. Il dottor Sauro Bruè, 69enne residente a San Ginesio con lo studio medico a Sarnano, da circa una settimana si trova all’istituto Santo Stefano di Porto Potenza per la riabilitazione, dopo la buona notizia del doppio tampone negativo. E dovrà restarci per almeno un altro mese. Padre di quattro figli e nonno di sette nipoti (da 2 a 14 anni), martedì 19 maggio è riuscito a riabbracciare la moglie Carla Palazzo per un minuto, quando è sceso dall’ambulanza. Un bacio con le lacrime agli occhi e poi di nuovo "a distanza".

Anche lei ha contratto il Coronavirus, in una forma più lieve, e ora è guarita. È stata ricoverata per tre settimane a Camerino e poi in isolamento domiciliare. I due sono sposati da quasi 48 anni e finora non erano mai stati separati per così tanto tempo. Il dottor Bruè è fuori di casa dal 17 marzo. "Mi manca la sua presenza – dice la moglie –, anche perché lui è un tipo tanto affettuoso, mi vizia, dice sempre ci penso io. Quindi è stato un periodo duro, ma la fede in Dio mi ha dato speranza fin dall’inizio. Nostro figlio più grande ci ha spiegato pienamente la gravità della situazione solo poco fa, per non darci ulteriori preoccupazioni. Credo sia stato un miracolo: mio marito aveva il 75% dei polmoni compromesso, è stato per due mesi in stato comatoso. Poteva essere morto. E ora che posso parlarci per telefono e su WhatsApp è già una grazia. L’amore c’è sempre. E anche adesso che sta al Santo Stefano si preoccupa per me, mi dice: e a te chi ti segue? E Carla si dice già pronta per donare il plasma.

Dottor Bruè, come sta andando?
"Sto eseguendo la riabilitazione dal 19 maggio. In questo periodo ho perso circa 15 chili e in pratica non ho più massa muscolare, quindi devo riprendere le forze. Sono ancora sotto ossigeno, perché non saturo benissimo. Per tre settimane, avendo subìto una tracheotomia (con il foro alla gola), non ho potuto parlare e non riuscivo nemmeno a scrivere, perché mi tremavano le mani. Però, rispetto a quello che ho passato, è andata benissimo: mi hanno recuperato per un pelo. Ora sto qui, con l’iPad, la televisione, il personale che si prende cura di me, posso parlare al telefono con la famiglia. Non mi manca niente, ho l’imbarazzo della scelta. Ho anche ripreso a mangiare cibi solidi. Spesso preferisco stare in silenzio, a letto. Sono andato avanti con la preghiera e l’affetto dei cari. Sono devoto, ho organizzato circa 270 pellegrinaggi alla Madonna di Medjugorje".

Che cosa ricorda del periodo più buio?
"Poco o niente. Ero tra il coma farmacologico e la semi-coscienza, sono stato intubato, con la respirazione artificiale a pancia in giù. Ero sotto anestetici, non ho ben chiaro il lasso temporale. Ricordo il dolore alla gola di quando mi hanno messo la cannula. Quando sono stato ricoverato, dopo che l’ambulanza è venuta a prendermi a casa, pensavo di farcela nel giro di pochi giorni, sinceramente. E invece, in breve, la situazione è peggiorata, grosse crisi respiratorie. Il doppio tampone negativo è arrivato alla metà di maggio".

Vuole ringraziare qualcuno?
"Medici e infermieri hanno fatto un lavoro eccezionale, anche nelle cose più piccole, che in quel momento sono state grandi, come lavarmi i capelli, tagliarmi le unghie. Mi mettevano in contatto con la famiglia attraverso il tablet, dopo il risveglio, anche perché non riuscivo a parlare, né a usare bene le dita. Il telefono era fuori uso. Oltre al personale medico e infermieristico di entrambe le strutture, vorrei dire grazie anche alle terapiste per professionalità e gentilezza. E a tutte le persone che hanno pregato per me, compresi i frati e le suore. Sono sommerso da messaggi di amici e colleghi".

Vuole lanciare un appello?
"Sì, ai ragazzi. Attenetevi alle regole nella fase 2, è importante".