Don Giuseppe Mari, classe 1952, è originario di Urbisaglia
Don Giuseppe Mari, classe 1952, è originario di Urbisaglia
Urbisaglia (Macerata), 14 aprile 2020 – "Sono colpito, ma non abbattuto. La vita riafferma sempre la necessità di una lotta, va affrontata, non subìta". Sono le parole di don Giuseppe Mari, conosciuto come «don Peppe», risultato positivo al Coronavirus durante il periodo pasquale . Lui sta affrontando così la malattia.
Originario di Urbisaglia, classe 1952, ha prestato servizio come missionario per trent’anni in Africa e per altri sei anni in Paraguay, per poi tornare in Italia per sottoporsi ad alcune cure . Per un problema alla schiena, da giovedì grasso è stato ricoverato all’ospedale di Macerata dove è rimasto per un circa mese; poi è stato portato alla lungo degenza di Cingoli , in cui è stato per un ulteriore mese fino a quando, sottoposto a tampone come gli altri ricoverati, ha scoperto di essere positivo al Covid-19 .
La notte di Pasqua è stato quindi trasferito a Jesi. "Credo di essere un asintomatico – spiega – perché non risultano particolari problematiche né polmoniti". Ieri ha inviato un messaggio a catechisti e parrocchiani per rassicurarli. Nel letto d’ospedale, di fianco a lui, c’è un altro paziente, che non conosce. "Non mi mandate messaggi di commiserazione. La Pasqua mi ha portato il virus e contro questo lotto e lottiamo tutti , in ogni angolo e in ogni Paese", afferma il sacerdote.
Don Peppe ha informato così i concittadini di Urbisaglia della sua positività al virus. E continua a parlare di Dio dal letto di ospedale, inviando omelie via whatsapp. "Noi tutti ovviamente speriamo che esca il prima possibile", commenta il vicesindaco Marta Pantanetti.
Don Giuseppe, come sta?
"Per ora mi sento abbastanza bene, non presento sintomi da Coronavirus. Sono entrato all’ospedale per un problema alla schiena. Prima sono stato un mese a Macerata, in medicina, poi al reparto di lungodegenza di Cingoli per un altro mese. Risultato positivo al tampone, insieme ad altri, sono stato evacuato a Jesi. L’ho scoperto tra il Sabato Santo e il giorno di Pasqua; a Cingoli ci hanno sottoposti tutti al tampone. Non so come, quando e dove posso averlo contratto e non voglio fare polemica, perché dottori, operatori socio-sanitari e infermieri si sono sempre presi cura di me con rispetto e dedizione. Comunque, di fatto, dal giorno del giovedì grasso mi trovo nelle strutture ospedaliere".
Quale messaggio vuole lanciare?
"Io sono stato missionario per molto tempo, e ne ho viste tante. Questo è un virus subdolo. La lotta si può vincere solo tutti insieme, sempre. Mi sono arrivati tanti messaggi di vicinanza e affetto, ho il telefono con me. La risposta al Covid è una lotta più dura, senza paura. Sono colpito, ma non abbattuto. La vita va affrontata, non subìta".