Macerata, 16 aprile 2021 - Sono 997 su 6.671, nell’Area Vasta 3 di Macerata, gli operatori sanitari che non risultano ancora vaccinati. Il dato emerge dal quadro della situazione elaborato dalla Regione, frutto della raccolta dell’elenco degli iscritti ai vari ordini professionali, i cui nominativi sono poi stati incrociati per verificare lo stato vaccinale di queste persone, in vista dell’attuazione del decreto legge 44 del primo aprile, con il quale è stato loro imposto l’obbligo della vaccinazione.

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Dopo l’Area Vasta 2 di Ancona, in cui risultano 1.823 non vaccinati, il dato maceratese è il più alto, visto che nell’area Vasta 1 di Pesaro sono 964, nell’Area Vasta 4 di Fermo sono 418 e nell’Area Vasta 5 di Ascoli Piceno 345. Nella nostra provincia, le persone che hanno dichiarato la condizione di operatore sanitario – denominazione che comprende medici, infermieri, operatori socio-sanitari dipendenti, o legati da altre forme contrattuali a ospedali, aziende sanitari pubbliche, private o convenzionate – sono 6.671. Di questi, quelli che attualmente risultano vaccinati sono 5.674, i non vaccinati 997, pari al 14,9% del totale, rispetto a una media regionale del 12,4%.

A prima vista, i dati possono destare più di una preoccupazione, ma bisogna fare molta attenzione, poiché il numero dei non vaccinati contiene tante e diverse situazioni. C’è chi, fatta la prenotazione, non si è potuto presentare all’appuntamento, perché malato o per qualche grave motivo familiare e, dunque, ha soltanto rinviato; c’è chi non può vaccinarsi per gravi motivi di salute; c’è chi si è vaccinato fuori dalla provincia e non risulta negli elenchi marchigiani, ci sono poi operatrici donne che sono in stato di gravidanza.

Dunque, è necessaria, prima di tutto, un’accurata ricognizione per comprendere, caso per caso, perché non siano ancora vaccinati. Il decreto stabilisce l’obbligatorietà della vaccinazione per il personale sanitario, subordinato o autonomo, specificando che la stessa può essere evitata o differita soltanto nel caso di "accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale".

Insomma, vanno verificati i casi in cui le persone non possono vaccinarsi. Una volta accertati questi, si potrà capire quanti sono davvero quelli che rifiutano di vaccinarsi. Le conseguenze, però, sono molto diverse. Se, infatti, non ci si vaccina o si rinvia la vaccinazione per ragioni mediche, il datore di lavoro deve assegnare a questi lavoratori mansioni diverse senza riduzione della retribuzione.

In caso di rifiuto – diciamo così – ideologico, o comunque non giustificato, invece, il datore di lavoro deve verificare se è possibile adibire il lavoratore a un’altra mansione, ma se questo non fosse possibile, può anche sospendere il lavoratore senza retribuzione. Questa è una corda sensibile, tanto che alcuni che rifiutano il vaccino, tramite i loro avvocati, hanno già inviato lettere di diffida ai vertici della sanità maceratese.

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