Paride Marcaccio, capitano del Trodica, squadra che milita in Promozione
Paride Marcaccio, capitano del Trodica, squadra che milita in Promozione

Macerata, 7 ottobre 2020 - "Quattordici giorni di quarantena forzata non sono sostenibili per chi come noi pratica il calcio come semplice passione e divertimento". È quanto scrivono i calciatori del Trodica, formazione militante in Promozione, dopo il caso di positività di un loro compagno che ha costretto squadra e staff a un periodo di isolamento che terminerà il 10 ottobre. "Ognuno di noi – aggiungono – ha perso giorni di lavoro, si è isolato da ogni familiare e da ogni contatto con l’esterno, ha problemi con i datori di lavoro che giustamente non tollerano che un dipendente non si presenti al lavoro per una o due settimane perché messo in isolamento per colpa di quello che comunque rimane uno sport e un divertimento per tutti noi".

E come se non bastasse ieri è stata rinviata, per un sospetto caso di Covid tra i giocatori rossoblù, la gara di Coppa Italia che la Sangiustese avrebbe dovuto disputare oggi contro il Grottammare, il provvedimento è stato adottato a seguito della segnalazione della società rossoblù: insomma, il calcio è in difficoltà. Con simili premesse tutto diventa più difficile e si complica. "In queste condizioni – taglia corto Paride Marcaccio, capitano del Trodica – la scelta migliore è lasciare. Non posso mettere in difficoltà i genitori, mia nonna, la ragazza, il mio lavoro".

A ciò si aggiungano i problemi lavorativi. "Ho un negozio a Trodica dove vendo stufe e camini, poi faccio assistenza e questo è il periodo clou dell’anno. In negozio ho messo una persona, ma non posso fare assistenza dovendo restare a casa". In questo periodo Marcaccio è isolato nell’abitazione. "Ho lasciato l’appartamento dove convivo con la mia ragazza per trasferirmi da mia madre che ho mandato in un bed & breakfast". Marcaccio è costretto a stare a casa e nelle due settimane di quarantena non incasserà di certo nulla. "Ci rimetto perché è un periodo intenso nel lavoro. Da due mesi convivo con la mia compagna e stavamo arredando piano piano la casa, ora avremmo dovuto acquistare la cucina ma in questo momento non è possibile fare progetti".

La squadra è in attesa del tampone. "Fino a questa (ieri, ndr) mattina non mi hanno chiamato, sto aspettando la telefonata dell’Asur. Da quanto so finora sono stati chiamati tre miei compagni". Quanto successo a Trodica è finito su tutte le pagine dei giornali e ha svelato chiaramente le conseguenze di un caso di positività in una squadra di calcio dilettantistica. "Noi – spiega Marcaccio – sapevamo che in questi casi il giocatore positivo andava in quarantena, gli altri avrebbero fatto subito il tampone e sarebbero tornati alla vita di sempre nel caso di risultato negativo. Noi adesso siamo fermi e non ci è stato fatto il tampone. Ho sentito anche altri ragazzi che giocano in Promozione, Prima e Seconda categoria, come me e anche loro sono molto preoccupati e hanno detto che in queste condizioni non si può andare avanti. Il Corridonia ha sospeso gli allenamenti perché non è pensabile mettere in difficoltà le famiglie e il lavoro per una passione, perché non viviamo di calcio anche se ne siamo innamorati".

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